Gli eroi nascono se possono essere visti

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Il 23 settembre del 1943 il vice brigadiere Salvo D’Acquisto venne fucilato dai tedeschi, al grido di Viva l’Italia. D’Acquisto era diventato Carabiniere a 19 anni ed aveva combattuto in Africa, dove era stato ferito ad una gamba, e per questo motivo era stato rimandato in patria, dove aveva fatto la scuola sottisottuffi e lo avevano assegnato a Torrimpietra, sull’Aurelia, là dove oggi si incrocia l’autostrada che unisce Roma e Civitavecchia. I tedeschi avevano rastrellato 22 cittadini comuni per fucilarli come rappresaglia della morte di due tedeschi, che per giunta erano morti per imperizia nel maneggiare una bomba a mano inesplosa.

Nella sua biografia filmica, è un napoletano come lui, Massimo Ranieri, a recitarne la parte. Un lavoro fatto bene, in cui la cattiveria dei tedeschi non è sovrumana, ma burocrate. Si tratta di eseguire gli ordini. I 22 italiani sono costretti a scavarsi la fossa da soli, sotto gli occhi dei familiari. Poi, all’ultimo istante, D’Acquisto confessa di aver svolto da solo l’attentato. Gli altri rastrellati vengono liberati e riabbracciano le famiglie. La solidarietà per il Carabiniere, che prima riempiva il cuore di tutti, scompare. Scappano tutti, lo lasciano solo. Così è l’essere umano. Nel film Ranieri si mostra timido, dimesso, ma deciso. Un essere umano. Quando lo si vede morire, si può scegliere. Si può pensare che sia solo un film, o si può cercare di immedesimarsi in quello scugnizzo che aveva salvato la vita, offrendo la sua, gente qualunque, senza storia, di cui si è persa da subito la memoria.

Perché la gente è un numero, D’Acquisto è un uomo. Abbiamo pietà per un uomo, che ha un nome ed un viso, la gente ci fa schifo, paura, è un film, non vogliamo averci a che fare. Ho usato il noi, perché io non sono diverso. Quando venni inseguito dai Naziskin per le strade di Erfurt; quando venni pestato, in Svizzera, per aver scritto cose che non piacevano al potere; quando mi trovai solo in una strada di Monrovia con due jeep piene di soldati del RUF che sparavano a casaccio per divertimento, ho avuto una paura di cui nemmeno posso dire. In Liberia, dopo, avevo le scarpe piene della mia pipì. Nessuno mi aveva fatto nulla. Per questo, quando vedo i barconi pieni di gente in miseria che vuole una sola cosa, venire a casa nostra, mi fanno paura, perché sono gente, non sono uomini. Non per me, non in quel momento, perché ho paura. Sono un vigliacco, non un eroe.

Ma essere vigliacchi in tanti non ci rende migliori. Ci rende peggiori, come i soldati nazisti, i picciotti mafiosi, le gang di periferia, gruppi di cani scatenati ed assetati di sangue, che fanno del gruppo e della violenza la carta da giocare nella loro partecipazione al consesso umano. Quando veniamo minacciati da questi gruppi chiediamo pietà. Ma quando siamo dalla parte opposta, di pietà non ne abbiamo. Non parlo di voi, parlo di noi, me compreso.

Ma io non ho scelto di rappresentare il mio popolo. Io ho scelto di restare nascosto. Ciò che è intollerabile, oggi, è che anche coloro che hanno a responsabilità (anzi, loro per primi) vogliono restare nascosti, dare a qualcun altro la responsabilità. Se fossimo umani noi li salveremo dal mare e poi, nel giro di 72 ore, valuteremmo la posizione di ciascuno, e coloro che non possono restare li riporteremmo a casa, non nei lager libici. Troveremmo un modo. Ma vogliamo liberarcene al più presto, perché ci fanno schifo, così come gli ebrei facevano schifo ai burocrati nazisti. Perché l’essere umano indifeso e disperato fa senso, schifo, paura, orrore. Preferiamo che sia un numero. E che muoia, lontano da noi, perché non vogliamo che esista.

Niente giochetti retorici del cavolo. All’estero sono come noi, ed in Africa, quando due tribù si affrontano, non lo fanno con le carte piacentine, ma a colpi di machete. La gente fa orrore, ovunque. Gli eroi, come Abubakar Soumahoro e Salvo D’Acquisto, nascono se diamo loro la possibilità di essere visti. Se invece cominciamo a chiamare Partito dell’Amore chi manda centinaia di persone a morte certa, allora abbiamo perso la nostra dignità, la nostra umanità, il nostro diritto ad esistere. Non dimenticate mai che siamo dei privilegiati, come nessuno lo negli ultimi 2 milioni di anni.

Paolo Fusi

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