Il sublime “outing” degli “ultras” luganesi

Il comunicato degli ultras del Lugano contro la scelta della società di far pagare un extra per la partita celebrativa dei 110 anni di esistenza, rivela in pieno la mentalità del tifoso ultràs nostrano

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Nessun gruppo di “ultras” in tutto il mondo si è mai (involontariamente) messo a nudo come gli “ultras” luganesi nel comunicato apparso sul CDT giovedì 27, in cui accusano, con qualche ragione, il club di lucrare sui tifosi facendo pagare extra il biglietto per la partita odierna che celebra i 110 anni di esistenza. Nel frattempo Renzetti e gli “ultras” si sono parlati e tutto è finito a tarallucci e vino, ciò che non ci distoglie dal mettere in risalto i punti dell'”outing” che rivelano in pieno la mentalità del tifoso “ultras”.

1) Imporremo a Cornaredo il peso della nostra assenza e il nostro assordante silenzio”.
Assordante è il nostro silenzio nei confronti di chi muore in mare o nei capannoni libici dove noi non metteremo nemmeno i cani. Assordante è il nostro silenzio sui milioni di bambini e bambine schiave nelle miniere, nei campi e nei postriboli. Assordante, e ci fermiamo qui, è stato il silenzio dei papi Montini, Wojtyla e Ratzinger sui preti, ma anche sui vescovi e i cardinali pedofili.

2) “Boicotteremo il match, ma manterremo un presidio dei nostri spazi all’esterno dello stadio”.
Tutti quelli che pagano per vedere uno spettacolo, di calcio musica, teatro o altro, hanno diritto a un presidio per poter appoggiare le natiche, in qualche caso in senso alternato, dati i pochi centimetri quadrati a disposizione.

3) “La dirigenza vuole una tifoseria d’élite e un brand da vendere in tutto il Cantone. Ci chiediamo se queste dirigenza vuole stoltamente e arrogantemente porsi alla testa del Ticino calcistico, giocando per esso prima ancora che per la città e il nostro Lügan”.
È un diritto del Lugano ( e un segreto di Pulcinella) tentare di accentrare il calcio d’élite ticinese nel nuovo stadio, e di diventare una specie di Sion. Ma il Vallese non ha la storia delle nostre nobili decadute, per anni presenti in massa a livello nazionale. Toccherà al Bellinzona, al Chiasso e persino al Locarno, che ha astutamente depositato il brand “FC Ticino” dire la loro, non certo agli “ultras”. Il Ticino in un modo o nell’altro dovrà riunire le forze se vuol essere presente nell’élite svizzera. Gli “ultras” del Lugano, arroganti, pretendono l’esclusiva, e già sin d’ora temono di dover dividere gli spazi e i presidi con i tifosi dell’intero Cantone.

4) “Invochiamo più rispetto per i pochi e fedelissimi tifosi che meritano qualcosa di più nei confronti di chi si avvicina allo stadio solo per le amichevoli di lusso.”
I 4000 presenti ieri hanno pagato il prezzo extra preteso (il club poteva farne a meno). Sono figli di un Dio minore rispetto ai fedelissimi? E non hanno nemmeno dovuto sentire i “vaffa” da una parte e dall’altra. Da che parte sta dunque l’arroganza e la stoltezza? Da questo documento che illustra in modo mirabile la mentalità egocentrica e prevaricatrice dell'”ultras” (che fra poco magari contesterà a Renzetti di non cacciar  moneta) emerge la prepotenza di chi si arroga diritti senza nessuna delega democratica.
Chiudiamo citando lo stesso CDT (F. Viglezio): “per gli “ultras si tratta di marcare il territorio, esercizio in cui si manifesta in tutto il suo splendore quel lato oscuro di triste provincialismo che il nostro Cantone non riesce proprio a scrollarsi di dosso”

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