La favola del Matteo e del Norman

Salvini e Gobbi hanno finalmente trovato il loro Paese dei Balocchi in politica, bravi a dire quel che certa gente vuol sentirsi dire. Con soluzioni asettiche e semplicistiche per problemi complessi che dovrebbero invece interrogare le coscienze. Con metodi fascisti mascherati da bonario paternalismo.

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L’operazione “porti chiusi” di Matteo Salvini quali ricadute positive avrà sul nostro Cantone, riguardo all’annoso problema della zanzara tigre o ancora delle frotte di migranti economici pronti a valicare illegalmente le nostre frontiere? E sulla famigerata questione dell’afta epizootica? Quali saranno gli effetti e il trend per il futuro? Possiamo rimanere tranquilli? Ma, soprattutto, come si riconosce un vero richiedente asilo da un impostore degno solo di un calcio in culo?

È grossomodo questo il tenore e la linea dell’intervista a Norman Gobbi apparsa sul Mattino della Domenica, a commento della decisione che tanto onore e gloria sono valsi al buon Salvini. Una risolutezza, quella del (vice)premier leghista che, almeno a parole, ritroviamo anche fra le righe delle dichiarazioni rilasciate dal nostro Ministro delle stituzioni che, manco fosse la Regina madre, saluta favorevolmente quanto sta accadendo nelle acque del Mediterraneo.

Un mare che sta mettendo a dura prova i nervi dell’Europa e un braccio di ferro che non cancella né cancellerà la realtà dei massicci flussi migratori ai quali abbiamo assistito fino all’altro ieri. Un esodo di popoli che, nel nostro continente, vedono un approdo sicuro. E chi di voi ha un giardino e lo annaffia regolarmente sa benissimo che per interrompere il flusso va chiuso il rubinetto dell’acqua perché non serve a nulla pestare duro sul tubo. Anzi. Il rischio è piuttosto quello che la pressione salga e la faccenda esploda nelle mani di chi ha finora creduto di poter tamponare le crepe nella diga utilizzando tappi di sughero.

A gelare il sangue nelle vene sono poi i modi, con i quali certa narrazione viene illustrata. Sul Mattino Gobbi usa toni asettici e da chirurgo che si trova ad operare un tumore maligno, spersonalizzando il problema che riguarda uomini e donne. Vecchi e bambini. Con desideri emozioni e sangue il cui colore è universale. Non si tratta di insetti fastidiosi o di un branco di farabutti. Ma di gente che, come i nostri avi, emigrava per avere un futuro non più fatto di fame e di nera miseria.

Dall’altra parte, la violenza e l’arroganza, le minacce e i ricatti di Salvini, sono infiocchettati da un sorriso bonario, la battuta sempre pronta, sprezzante e ironica. Il tutto condito da un imperante mantra: “per carità di Dio, sono un padre anch’io!”. Come a voler intendere che un padre non può mica essere un sadico aguzzino. O che un problema come quello della zanzara tigre non può mica essere affrontato con occhi benevolo. O noi o loro.

Una contrapposizione che fa il gioco di chi, come Salvini e Gobbi, hanno finalmente trovato il loro Paese dei Balocchi in politica, bravi a dire quel che certa gente vuol sentirsi dire. Con soluzioni asettiche e semplicistiche per problemi complessi che dovrebbero invece interrogare le coscienze. Con metodi fascisti mascherati da bonario paternalismo.

Insomma, evidentemente c’è chi conosce bene i proprio polli e sa con quale mangime ingrassarli. Magari aggiungendo un po’ di segatura giusto per fare scena e dare l’impressione che il pastone sia più abbondante. Alimentando il desiderio di chi ancora vuole credere all’esistenza dei maghi o dei draghi che popolano le fiabe. Così se Pontida sogna, via Monte Boglia non rimane certo sveglia e lucida.

 

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