La ribellione Maya alla Coca Cola

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Dopo il fallimento di McDonald, la Bolivia di Evo Morales scopa fuori dall’uscio la Coca Cola, eliminando così i due più pregnanti e invasivi simboli di un asservimento agli statunitensi. Un’operazione impensabile solo due decenni fa. Oggi la Bolivia india alza la testa e brandisce sicura la sua macahuitl*

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Mitica e storica, anche nella locuzione, la fine di McDonald’s e Coca Cola in Bolivia. Ce la raccontano le parole di David Choquehuanca, ministro degli Esteri del governo Morales. Un governo di indios per un Paese indio, la Bolivia, con una popolazione per la maggioranza di etnia Quechua e Aymara, di discendenza Maya.

Dei Maya non sappiamo cosa sia rimasto, forse l’orgoglio che leggiamo nelle parole di David Choquehuanca:

“in sintonia con il calendario Maya e farà parte dei festeggiamenti per la fine del capitalismo e l’inizio una cultura della vita (…) la fine dell’egoismo e della divisione. Il 21 dicembre deve essere la fine della Coca Cola e l’inizio della ‘mocochinche‘. I pianeti sono allineati dopo 26.000 anni, è la fine del capitalismo e l’inizio del comunitarismo”

Parole socialiste e al contempo profondamente tribali, no allo sfruttamento, si al nuovo ciclo Maya che porta rinascita e cambiamento.

Una realtà, questa boliviana, profondamente radicata nelle zone rurali, dove le popolazioni autoctone raggiungono il 75% del totale. Un Paese dove McDonald’s, quasi un unicum mondiale, non ha attecchito. La multinazionale yankee del cibo spazzatura ha dovuto levare le tende tra lo sconcerto dei suoi dirigenti, mentre i boliviani preferivano continuare a mangiare sereni la loro pachamanca di carni miste nella pentola di coccio.

Stessa sorte, anche se stavolta è La Paz stessa a dare lo spintone, capiterà a dicembre a Coca Cola. Al saldo delle rivendicazioni anti capitalistiche e tribali, c’è però anche un concetto molto più prosaico: difendere la salute del popolo boliviano.

Secondo il governo del Paese latinoamericano, la famosa bevanda conterrebbe prodotti pericolosi che possono provocare attacchi cardiaci, cancro e ictus.

Che la lotta allo strapotere capitalista yankee passi per un appello al mangiare e bere sano è perlomeno divertente, il risultato però non cambia e il discorso è chiaro. Siamo boliviani e siamo a casa nostra, se non vogliamo ingozzarci di bibite zuccherate o hamburger a stelle e strisce, possiamo farlo.

Ironia della sorte, la Bolivia è oggi, sotto la guida del governo Morales e del MAS (Movimiento al Socialismo) l’economia con la più rapida crescita economica al mondo. Dall’arrivo di Morales nel 2005 ha quadruplicato la sua economia, la disoccupazione è scesa al 4% e il tasso di povertà è calato dal 38 al 18%. Il successo lo riassume lo stesso Morales in una sua dichiarazione e facciamo nostre anche le sue parole:

“ Bisogna pensare a modelli diversi di società rispetto al capitalismo. Non è accettabile che nel XXI secolo alcuni Paesi e multinazionali continuino a provocare l’umanità e cerchino di conquistare l’egemonia sul pianeta. Sono arrivato alla conclusione che il capitalismo è il peggior nemico dell’umanità perché crea egoismo, individualismo, guerre mentre è interesse dell’umanità lottare per cambiare la situazione sociale ed ecologica del mondo.”

Una lotta all’egoismo, una riscoperta dell’uomo, valori ormai distanti dal nostro pensiero occidentale, ormai annichilito e disseccato su valori effimeri e su odii costruiti. Morales è solo un piccolo indio Aymara che si è fatto le ossa nel sindacato dei cocaleros, ma usa parole sagge che vorremmo sentire sulla bocca dei grandi della terra.

* arma bianca Azteca e Maya, consistente in una spada di legno rivestita ai lati con schegge di ossidiana

 

 

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