Lia Levi, il coraggio oltre le leggi razziali

Una storia di coraggio e disperazione, contro le leggi razziali del 1938. Un romanzo ancora oggi necessario.

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Un bambino che cresce ad un’altra velocità. Salta le classi come birilli e, piccolo piccolo, si trova confrontato con compagni di classe molto più grandi. E lo scherzano. Non bastasse questo piccolo genio è anche ebreo, per cui lo scherno si allarga e si fa pesante, con quel ritornello … «Ma tu sei nato a Gerusalemme ?» a fare da colonna sonora infantile. A lui incomprensibile perché è italiano e si sente italiano, forse di più degli altri, ma è così. Siamo a Genova, nel 1938. Su questa famiglia borghese, ebrea ma osservante sì e no, o meglio fra alti e bassi delle diverse sue componenti, si sta abbattendo un temporale di quelli che nemmeno immaginano. Incredibile nel vero senso del termine perché in Italia, si sa, «ci sono tante leggi ma la loro applicazione è sempre poi da verificare». Invece quella che sembrava una dichiarazione buttata là, quasi un occhiolino ruffiano ai tedeschi in procinto di dominare il continente, sta diventando tragica realtà. La legge razziale anti-ebraica, quella che proibisce agli ebrei di avere commerci, di occupare posti pubblici, di sedersi sulla panchine ai parchi, ecc… ecc… , questo assurdo trova reale manifestazione. Su tutto il suolo italiano e subito. In famiglia si tenta di minimizzare, di trovare qualche scorciatoia interpretativa per tenere al riparo i figli (un po’ come il Benigni nel capolavoro assoluto de «La vita è bella»), anche se si è appena stati vittime di una «notte dei cristalli».

Certo, addio scuola pubblica. Si continua con l’educazione clandestina ma i compagni mancano, Ed i toni all’interno della famiglia si incupiscono. Non è più vita e dopo svariate umiliazioni per salvare la pelle non resta che … andare, con passaporti falsi. In Svizzera. E qui ci sono un paio di capitoli, i finali, che ci riguardano. Perché dopo aver subito l’ennesimo oltraggio in Italia (in pratica vengono loro confiscati o «rubati» tutti i soldi) riescono ad entrare passando da Sagno e dopo aver convinto le guardie di «essere veramente ebrei» (con il bambino che torna a prendersi tutta la scena) sono ospitati nei centri di accoglienza. E la Levi non dimentica di ringraziare l’Autorità Elvetica per l’aiuto ricevuto. Addirittura riesce a produrre sul libro un documento ufficiale ottenuto dall’Archivio di Stato del Canton Ticino. Un documento vero che fa da sigillo per una storia che non è inventata ma … realmente vissuta.

Lia Levi, finalista allo Strega dopo aver vinto la categoria «giovani» (lei che ha 87 anni è riuscita ad ammaliare i lettori non ancora ventenni!) con questo «Questa sera è già domani». Diventando l’emblema della memorialistica della discriminazione e della persecuzione ebraica in Italia, che sa interpretare con una scrittura dinamica, colloquiale e fluente. Ripercorrere e rievocare la storia di Luciano Tas, suo marito, proiettata nelle vicende dalla famiglia Rimon, non è solo cosa saggia ma utile e necessaria. In tempi in cui tanti e troppi nemmeno sanno chi sia Anna Frank… . E questa non è un’altra storia, è una parallela.

 

«Questa sera è già domani» , di Lia Levi, 2018, ed. E/O, pag. 216, Euro 16,50.

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