Multe e lavoro, Ticino sul podio

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Multe alle imprese per dumping: il 27% delle sanzioni viene comminato in Ticino

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La politica ha il potere di volere. La politica c’insegna anche che volere è potere. Così se nel bel Ticino possiamo vantarci di essere i primi a livello svizzero nelle espulsioni dei criminali d’origine straniera, poco c’è da vantarsi riguardo al Far West del dumping salariale e al fatto di essere – carta canta – in pole position riguardo alle violazioni delle norme sulla protezione salariale.

Il dubbio su quanto c’entri lo zampino della politica o quanto invece sia solo una questione dovuta al fato o al destino cinico e baro, è più che legittima. A maggior ragione se stiamo parlando di quei quattro soldi guadagnati lavorando che la stragrande maggioranza di noi finisce per ritrovarsi in tasca a fine mese. Quelli necessari per fare la spesa. Per vivere dignitosamente.

E, dai, se siamo in cima, se siamo primi in questa poco onorevole hit parade, ci sarà pure un perché. Le autorità della Confederazione, statistiche alla mano, ogni giorno multano mediamente 10 imprese. Tanto che, nell’ultimo quinquennio, sono stati quasi 20’000 i casi sanzionati. Con il Ticino al 27% del totale. Proprio così. Più di un quarto delle multe è stato “affar nostro”. O cosa nostra, se preferite l’espressione. Un lusinghiero traguardo che certifica il lassismo e il disprezzo delle regole in quest’ambito assai delicato.

È ciò che risulta da un articolo pubblicato dalla “NZZ am Sonntag” che ha interpellato la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) sulla situazione salariale in Svizzera e sulle infrazioni che si registrano in questo ambito. E il fatto che fanalino di coda sia proprio il Ticino ci fa capire come il problema, oltre che sociale, sia politico. Di Vitta e compagnucci che, finora, non hanno quantomeno saputo fare la voce grossa.

Il 37% delle imprese multate – si va dalle sanzione fino a 30’000 franchi al divieto di offrire il loro servizio che è stato imposto ad oltre 1400 ditte – erano tedesche. Quando si dice il rigore teutonico. A ruota ci sono poi quelle italiane con il 31%. E dulcis in fundo va sottolineato come, nella rete, siano finiti pure pesci grossi, grossissimi come Bosch, ABB, Lidl e Nokia. Perché il lavoro nobiliterà anche l’uomo ma finisce troppo spesso per arricchire qualcun altro. Soprattutto in Ticino.

 

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