Pagpag: la spazzatura che diventa cibo per i poveri

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Nelle Filippine, migliaia di persone vivono mangiando pagpag, ovvero pezzi di carne presi dalle discariche dei fast-food

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Sentiamo spesso parlare del junk food, del cibo-spazzatura, in senso metaforico, servito dai colossi della ristorazione. E altrettanto spesso ci indignamo per tutto quel cibo che, invece, diventa realmente spazzatura, sprecato, buttato via spesso senza essere stato neanche toccato. E non penseremmo mai, se non, forse, con estremo disgusto, che il cerchio possa chiudersi e quella spazzatura diventare nuovamente cibo.

Eppure succede, ogni giorno, nell’estremo Oriente del nostro sguardo occidentecentrico, in quelle Filippine che alla nostra memoria evocano, probabilmente, solo immagini di laboriose cameriere, devastanti tifoni e un presidente che gioca a fare il Punitore. Si chiama pagpag, in tagalog “scrollare la sporcizia”, ed è nient’altro che carne quasi putrefatta recuperata dalle discariche, ripulita alla bene e meglio, per farla diventare cibo per le migliaia di poveri degli slums di Manila.

La catena produttiva del pagpag inizia in piena notte, fra le 3 e le 4 del mattino, quando i fast food e i ristoranti portano i rifiuti nelle discariche: uomini a piedi nudi, per circa 3 euro al giorno, frugano nella spazzatura, alla ricerca di pezzi di carne, pesce, cibo scaduto. Spesso i loro rivali sono ratti, gatti e cani randagi, attratti dalla stessa fonte di cibo. Gli alimenti raccolti vengono quindi lavati, poi fritti in olio bollente o bolliti per preparare una zuppa aggiungendo spezie e altri condimenti. Il cibo ricavato dalla spazzatura viene quindi venduto in buste da circa 50 centesimi, e sfama decine, centinaia di famiglie che vivono nella povertà assoluta. Nelle baraccopoli delle Filippine, quei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, come cantava De Andrè, intorno a questa industria del riciclo per la sopravvivenza, è nato addirittura un business, con ristoranti improvvisati che servono il pagpag a 20 centesimi a ciotola. Ciò ha frenato il governo filippino dall’imporre dei divieti su questa pratica, per timore che l’effetto sia un ulteriore impoverimento di chi sopravvive grazie a questa tragica attività imprenditoriale. Anche un possibile provvedimento per limitare lo spreco di cibo da parte dei ristoratori e diminuire quindi la produzione di pagpag, andrebbe incontro alle conseguenze dellla legge di mercato: diminuendo l’offerta, il prezzo del cibo dei poveri aumenterebbe a dismisura.

Milioni di persone, dunque, affrontano ogni giorno il rischio di malattie come tifo, colera, epatite, nutrendosi letteralmente di spazzatura. Oggi come da sempre, i servi mangiano gli scarti dei padroni: è una costante che ritorna, alimentata dai meccanismi spietati del capitalismo. Tutto questo mentre, secondo la FAO, ogni anno viene sprecato un terzo del cibo prodotto del mondo. Una vergogna che non conosce fine.

 

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