Plastiche a mare, una speranza

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Una bella idea, una speranza, un piccolo uovo di Colombo, viene da un progetto pilota che vede delle barriere di polietilene alla foce del Po, raccogliere le plastiche trasportate dal fiume intercettandole prima che arrivino al mare.

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Una bella idea, una speranza, un piccolo uovo di Colombo, viene da un progetto pilota attualmente in corso e incominciato una decina di giorni fa, realizzato in collaborazione dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, da Corepla e da Castalia, nel tratto del fiume Po nei pressi di Ferrara, che raccoglie i rifiuti galleggianti, quindi in particolare le plastiche, con l’utilizzo di barriere in polietilene che li intrappolano.

La teoria è semplice, la lotta alle plastiche si fa in tre ambiti particolari: primo, ridurre le plastiche in commercio, secondo, evitare che vengano buttate dove possono finire in mare, migliorando il riciclaggio, e terzo, appunto, bloccarle prima che al mare ci arrivino.

È infatti dell’80% la quota di plastiche che finiscono in mare portate dai fiumi, perciò, se si bloccano le plastiche nelle foci si risolve buona parte del problema, un secondo passo sarà cercare di raccogliere ed eliminare quelle già presenti in mare, ma qualcosa si sta muovendo.

Il progetto in atto sul Po prevede l’utilizzo di natanti di piccole dimensioni, muniti di cestelli per raccogliere le plastiche convogliate dalle barriere. Le plastiche, portate a riva e stoccate, saranno riciclate.

Un lavoro lungo e faticoso, che durerà decenni. Certo fa piacere vedere che per una volta, l’uomo, reagisce ai suoi disastri e cerca di porre un freno. Forse non tutto è perduto

 

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