Staffetta multietnica, dalle lodi alla strumentalizzazione è un passo

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L’assumere la vittoria della staffetta multietnica italiana ai Giochi del Mediterraneo come mezzo di contestazione al razzismo di Salvini solo per il colore della pelle rischia di essere un clamoroso boomerang

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Il web è impazzito da ieri dietro la vittoria ai Giochi del Mediterraneo della staffetta 4×400 italiana, e il motivo è semplice: si tratta di 4 ragazze tutte di colore, tutte italiane.  Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e la campionessa europea Libania Grenot sono apparse sorridenti e festanti davanti al tricolore, e subito è partito il tran tran sui social al grido di “W l’Italia Multietnica”, “Questa è l’Italia che ci piace” e via dicendo. La vittoria della staffetta è diventata, insomma, una sorta di caso politico, un’occasione per attaccare Salvini, come ad esempio ha fatto Roberto Saviano definendola una risposta razzista all’Italia di Pontida.

E qui, al di là dell’euforia venata da un certo tifo, bisogna iniziare a ragionare con un attimo di lucidità e senso critico, anche da sinistra, evitando un approccio emotivo e andando ai fatti. L’impressione, a ben vedere, è che tutta la fanfara su questa prodezza sportiva è null’altro che un colossale assist per Salvini, Meloni e compagnia bella, che scemi non sono e ci hanno messo 3 secondi a ribaltare tutto. “Bravissime, vorrei incontrarle, il problema sono i clandestini, non chi fa crescere il nostro Paese”, twittava il leader leghista a cui faceva eco l’alleata Meloni: “I radical chic in questa foto ci vedono solo atlete di colore da strumentalizzare. Io vedo sventolare la bandiera tricolore. Evviva le nostre ragazze”. Tutta acqua al mulino delle frontiere chiuse e dell’immigrazione “buona” gestita dalla Destra contro quella “cattiva” voluta dalla Sinistra che arriva sui barconi, nella narrazione populista.

Perchè con i disperati sui barconi, con le tragedie della migrazione, con i rifugiati, queste ragazze splendide non hanno comunque molto in comune, se non il colore della pelle: la Grenot è cubana, figlia di un sindacalista e di una giornalista, sposata da 12 anni con un italiano ed è una star dell’atletica italiana, campionessa europea in carica. Maria Benedicta Chigbolu è nata a Roma, figlia di un consulente internazionale nigeriano e di un’insegnante romana, suo nonno è stato medaglia d’oro alle Olimpiadi di Melbourne del 1956 e presidente della Federazione di atletica nigeriana. Non proprio una famiglia di poveracci, al pari di Ayomide Folorunso, arrivata in Italia dalla Nigeria a 8 anni e figlia di un geologo minerario. L’unica a fare eccezione, ma solo in parte, è Raphaela Lukudo, nata in Campania da genitori sudanesi residenti in Italia da molti anni per sfuggire alla sanguinosa guerra civile, papà cuoco e mamma collaboratrice domestica, come riporta la Gazzetta dello Sport.

L’immigrazione dei Toni Iwobi, insomma, per dirlo chiaramente, quella dei pochi privilegiati, ricchi e borghesi che  possono arrivare in aereo e ottenere facilmente un permesso di soggiorno, e poi magari votano anche Lega e sono razzisti verso i loro stessi conterranei, utilissimi a Salvini di turno per proclamarsi non razzista. Altro che i poveracci che affogano nel Mediterraneo, quelli in cerca di una speranza di vita e di un futuro migliore, quelli che nessuno vuole.  Fare di tutta l’erba un fascio solo in base al colore della pelle, senza nessuna considerazione di classe e di status sociale, soltanto come pretesto per attaccare la destra è solo, spiace dirlo, propaganda di sinistra, non diversa dalle generalizzazioni della destra e sicuramente dannosa per l’intera politica della sinistra sull’immigrazione.

Tutto questo, inoltre, paradossalmente non fa che rendere ancora più difficile la già precaria strada verso l’integrazione e la creazione di una società realmente multietnica. Perchè crea differenze anzichè appianarle, sposta l’attenzione sui fattori di distinzione come quello etnico anzichè su quelli di unità e coesione come la cittadinanza. E crea divisioni e malumori, perchè l’Italia ai Giochi del Mediterraneo (manifestazione tutto sommato minore e senza grandissime rivali) ha vinto altre medaglie, di cui una ottenuta dalla judoka, anch’essa di colore, Edwige Gwend, tutte passate in secondo piano. Insomma, come se dessimo tutti  i meriti delle vittorie della Nazionale ai Mondiali ai soli giocatori kosovari dimenticando i Lichtsteiner, Zuber, Sommer..un po’ girerebbero, eh? Perchè lodare chi ha scelto un’altra Nazionale, la bandiera del Paese che lo ha accolto è un conto, ridurre tutto solo a una questione etnica ed esasperarla un altro.

Noi siamo quelli che ci indignamo perchè nei notiziari viene immancabilmente sottolineata la nazionalità dei criminali e chiediamo che si parli solo di criminali. E allora finiamola con il dover creare per forza una notizia a nostra volta sottolineando che queste 4 ragazze sono “nuove italiane”, di trattare questi fatti come straordinari anzichè come la normale conseguenza di una società che cambia. Perchè poi si finisce quasi, nella paranoia di rompere l’assedio mediatico della destra xenofoba,  per sottintendere che i cittadini di origine straniera siano quasi meglio degli autoctoni a prescindere,  lo stesso principio perverso che ci porta a difendere a volte i criminali stranieri perchè “lo fanno anche gli italiani o gli svizzeri”; il che, guardiamoci in faccia e ammettiamolo, è poi uno dei motivi per cui la sinistra in questo momento sta andando a scatafascio ovunque. Smettiamola di accentuare le differenze anzichè le affinità, piantiamola di sottolineare ciò che divide anzichè ciò che accomuna e unisce, iniziamo invece a parlare semplicemente di italiani e italiane, svizzeri e svizzere, a prescindere dalla loro origine, facciamo in modo che diventi la normalità, che non freghi niente a nessuno se vieni dal Congo o dalla Lapponia; perchè è così che nasce una vera società multietnica, con l’unità dei cittadini e non con la differenziazione etnica.

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