Svizzero, quanti morti hai contato oggi?

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100 morti avete contato oggi e siete rimasti soli. 100 che annaspavano ieri, chiamando disperatamente aria mentre i polmoni doloranti respiravano solo acqua salata

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Volevo provocare perché leggeste, scusatemi. Svizzero potrebbe essere italiano, francese, spagnolo. L’altro ieri ci sono stati i soliti morti in mare. Un centinaio, roba di ordinaria amministrazione, non ci toccano neppure tanto, sono solo numeri.

Sì, va bene, alcuni erano bambini, e li hanno anche mostrati in braccio agli adulti, che raccoglievano i cadaveri, ma in fondo ci siamo anche abituati ai morticini. Ecco perché ho pensato di fare un esercizio divertente. Provate a continuare a leggere e ditemi se funziona.

È mattina, suona la sveglia, vi alzate un po’ assonnati, che fatica stamattina! Una tazza di caffelatte, poi una doccina veloce, il deo sotto le ascelle, una spazzolata ai denti e pronti per uscire. Sull’uscio, scendendo le scale, incontrate la postina che vi sorride e vi fa firmare per una raccomandata. Comincia la conta: 1, morta. Uscite in strada, incamminandovi al parcheggio incontrate le vostre due vicine che accompagnano i bambini al bus della scuola. Una ha tre figli e l’altra due, sono 8 ora a galleggiare inerti sull’acqua. Sali in macchina e saluti l’anziano dirimpettaio che carica il cane nel baule, il cane non conta, anche il signor Herger comincia ad affondare nel blu, con le mani che artigliano il cielo. Vi fermate al benzinaio dove di solito fate il pieno. Due battute con la commessa che conoscete e anche lei va a fare compagnia ai pesci, ha bei capelli castani, lucidi e lunghi, che ora ondeggiano gemelli delle alghe nelle onde.

Cavoli, solo 10, e abbiamo appena cominciato. Quelli in auto non contano, le auto sono gabbie di acciaio e di latta che cancellano l’umanità, noi questi morti li dobbiamo toccare, sentire, incontrare. Arrivati in ufficio, parcheggio e via di corsa che siete un po’ in ritardo. Salutate l’uomo delle macchinette del caffè, morto, la segretaria all’entrata, morta, i due colleghi con cui dividete l’ufficio. Cibo per pesci saprofagi. Il capo arriva un po’ più tardi, lo facciamo galleggiare già gonfio e bianco, pieno di gas di putrescenza come una boa albina, ha ancora gli occhiali con le stecche che si infilano nella carne flaccida, gli occhi glauchi come coperti dalla cataratta. Solo 15. Che fatica arrivare a cento eh?

Pausa pranzo, insalatina, e qui possiamo velocizzare la conta, la cameriera gentile, il proprietario della pizzeria che è uno simpatico, i clienti che chiacchierano, diciamo che arriviamo a 50. Uscendo in strada un camionista scarica della merce e due tizi col muletto la portano in un magazzino, due poliziotti attendono gli autisti imprudenti nascosti dietro un muretto, un ragazzino in bici con lo zaino quasi vi urta: “scusi!”, ah ‘sti giovani! Vabbé, almeno ha chiesto scusa. 56.

Nel pomeriggio avete appuntamento con due vecchi clienti, li conoscete da una vita e sono quasi amici, vi raccontate un po’ delle vacanze. Un fattorino della IBA chiede dove può scaricare i pacchi della cancelleria. L’apprendista d’ufficio vi saluta, stamattina era a scuola. 60.

Finalmente è quasi finita la giornata, ma dovete fare ancora una spesa veloce. Sempre a quel negozio della Coop dove conoscete quasi tutte le commesse, dei saluti, qualche battuta, il sedano, le carote, la carne macinata. 65. Altre 8 persone che conosci di vista. 73. Una pausa veloce per bere un bianco dall’Italo, e lì trovi i soliti avventori, rassicuranti, amici e conoscenti.74 Italo, 82 con gli avventori. Fuori salite in macchina, passano un bel gruppo di ciclisti con le divisine attillate e colorate col pacco in evidenza, marò quanto ti stanno sulle palle, mai che viaggino in fila indiana! Sono 10, portano la quota dei morti a 92.

Viaggiando verso casa, in paese, saluti la Bianca col marito, che sta pulendo il giardino, il Manuel che è apprendista falegname adesso, la Clotilde all’angolo, pora, gli è appena morto il marito. Sono 96 morti, siete quasi arrivati a casa, 96 persone che giacciono pochi metri sotto la superficie, in attesa di tornare a galleggiare, 96 non sono 100 però.

Salite le scale, aprite l’uscio impazienti, Ciao trappola! E prendete in braccio la piccola Giulia, che già che c’è vi sbava sul colletto della camicia, anche Gionata corre ad abbracciarvi le gambe dandovi l’immancabile testata nei coglioni, mentre voi rassegnati gli arruffate i capelli. Gloria è già tornata dal lavoro e la nonna se ne va, ha appena portato i bambini e deve scappare subito. In questi momenti capite il valore della famiglia, perché tutto, per un attimo, è perfetto come un diamante, tutto è trasparente e puro come l’acqua del mare di Sicilia, tutto è inevitabilmente giusto. 100.

100 morti avete contato oggi e siete rimasti soli. 100 che annaspavano ieri, chiamando disperatamente aria mentre i polmoni doloranti respiravano solo acqua salata. In pochi minuti quei 100 falsi rifugiati, o rifugiati economici che fanno la pacchia in crociera non ci sono più. La Clotilde, l’Italo, il Mario, Gloria e i bambini, sono carne morta in fondo al mare. Persone abbracciate dal Mediterraneo, e non me ne frega un cazzo di tutte le teorie che fanno i leghisti nostrani o i salviniani o i lepenisti. Persone rimangono. Belle, brutte, gentili, allegre, scostanti e qualche stronzo anche, certo. E che altro c’è da dire?

100.

100 persone, svizzero, ci pensi mai?

 

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