Westover e le radici dell’educazione.

Una storia che tocca perché non solo racconta di una rivincita che è personale ma anche intellettuale

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Non sempre scegliamo i libri. Ogni tanto ne siamo scelti, come chiamati. A chi scrive è accaduto con l’esordio della scrittrice americana Tara Westover, appena pubblicato da Feltrinelli. Impossibile resistere a un titolo così perentorio e significativo: «L’educazione».

Un romanzo intimo e autobiografico, la storia dell’ultima figlia, la settima, di una famiglia mormone succube delle manie (meglio: della pazzia, diciamolo) di un padre-padrone che ha sempre avuto in odio lo Stato, la Scuola pubblica, la medicina, il telefono, la televisione, ecc… ecc… . In attesa della fine del mondo, «il giorno dell’abominio», lui accumula vivande ed armi e trasforma l’abitazione in una fortezza.

Una storia che tocca perché non solo racconta di una rivincita che è personale ma anche intellettuale: «vivevo libera come nessuno mai, senza orari e senza confini ma anche schiava di parametri mentali tremendi» confessa l’autrice. Una vicenda, aggiungiamo noi, che purtroppo apre tanti dubbi: siamo poi sicuri che al giorno d’oggi queste cose siano possibili solo in America ? e solo in questa forma? non è che ne esistono di parallele, magari più sottili e dunque più drammatiche anche qui ?… non diciamo del non andare a scuola ma dell’odio viscerale contro lo Stato, contro la medicina e … .

Ora la Westover, laureata con lode nella più prestigiosa università statunitense (questo senza aver mai messo piede nelle scuole obbligatorie… ), gira il mondo fornendo un’ulteriore versione sulla discriminazioni con questo suo romanzo tradotto in 50 e passa lingue.

Raccontata in prima persona, e con un linguaggio affatto complicato, la storia procede per episodi espressi in rispettosa cronologia. La ferrea linea imposta dal padre, i primi vagiti di opposizione della madre (poi in dissoluzione regolare) i dissidi con la nonna, la ribellione dei fratelli più grandi (che almeno per pochi anni sono andati a scuola). Lei senza data di nascita e senza scuola vive come un fantasma, costretta all’illegalità fin da subito. Eppoi gli episodi che hanno preparato la svolta.

Un libro che ha il suo fascino. Anche perché pervaso da un tono per niente rancoroso e per nulla vendicativo. La sua denuncia si appoggia sulla voglia di comprendere. E, anche quando passa «dall’altra parte», riconosce pur sempre certi piccolissimi meriti della sua vita precedente («nel decifrare piccoli frammenti di dottrina mormona ho acquisito la pazienza di studiare cose che non riuscivo a capire»). Il messaggio di fondo del libro comunque resta chiaro, la sua decisiva conquista «chiamatela trasformazione, metamorfosi, slealtà, tradimento: io la chiamo educazione» non può essere equivocata. Perché …non si insegna quel che si pensa di insegnare (qui: la fede mormona) ma si insegna quel che non si pensa (qui: la perseveranza, la pazienza, …). E per noi del terzo millennio è un opportuno richiamo alle origini, al tanto vituperato latino: educare deriva da educere, «tirar fuori». Non rispondere a domande … .

«L’educazione» , di Tara Westover, 2018, Feltrinelli, tr. Silvia Roti Sperti, pag. 378, Euro 18,00.

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