A Balerna come in Vietnam

Tornati dalle ferie volete ripartire senza andare lontano? Bussate a Casa Thu per preparare prelibatezze vietnamite e scoprire o ricordare una terra esotica contraddittoria e affascinante.

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Prendi una giornata umidiccia di fine agosto, mettici una villetta gialla che serba sul retro un cyclo vietnamita a riposo tra banani e margherite e, senza volare per 15 ore, ti ritrovi a Saigon. Sono andata a trovare Thu Vu Schick, per capire come c’è finita una distesa di involtini asiatici in un classico grottino ticinese.

Thu è una giovane donna arrivata a Balerna per amore. Nel 2006 aveva 27 anni, una bimba in arrivo, non parlava italiano e non aveva la patente, perché là usano tutti il motorino. Ma soprattutto non sapeva cucinare. “In Vietnam c’è tantissimo cibo venduto per strada, costa poco, per questo quasi mai ci si mette ai fornelli. Quando arrivai qui, c’era mia suocera che cucina benissimo e così lasciavo fare a lei”. Poi però, il bisogno di integrarsi ha cambiato le carte in tavola: “In un paio d’anni ho iniziato a sentirmi a casa, conoscendo persone e migliorando la lingua. Nel 2009 una mia amica mi propose di fare delle lezioni di cucina per i Corsi per Adulti. Io? Io che non avevo mai cucinato? Alla fine ho accettato. Ho letto manuali di ricette, cercato video su YouTube e chiesto ad amici vietnamiti. Ho iniziato con la ricetta delle crêpes, i ‘Bánh Xèo'”. Oggi Thu è preparatissima e anzi, proprio perché ha ricercato e ricreato i suoi piatti tradizionali, partendo da zero, ci tiene tantissimo a non storpiarli.

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“Oltre a tenere i corsi, ho fatto cene a domicilio. Ho anche partecipato a un festival di street food, ma non mi piace molto perché non posso cucinare tutto sul posto. E siccome qui ogni bancarella porta tre o quattro piatti, per forza alcune cose devono essere già cotte, ma il gusto cambia. In Vietnam il cibo di strada è una vera tradizione: in ogni angolino c’è una postazione che prepara una singola pietanza. Non vorrei cambiare questa abitudine. Ad esempio, per l’associazione umanitaria che ha fondato mio marito Ivan, l’Esperance, ho preparato dei buffet con pietanze semplici e buone anche fredde come gli spring rolls o i panini vietnamiti: succulente baguette farcite di solito con maiale, coriandolo, cetrioli, daikon, salse e altri ingredienti francesi come il pâté”.

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Insomma, Thu, a furia di sperimentazioni e adattamenti, è diventata una cuoca provetta e attenta ai dettagli nel giro di pochi anni. “Gli amici mi dicevano di aprire un ristorante, ma io non me la sentivo di far diventare la passione un dovere. Però sognavo un posticino mio dove tenere i corsi e poi mangiare assieme agli ospiti. Così nel 2015 ho iniziato l’avventura di Casa Thu nel grottino di famiglia dove, immersi in una tipica atmosfera svizzera, ci ritroviamo a cucinare con le bacchette”.

Ma cosa ci dobbiamo aspettare andando da Thu, o se pensiamo di andare nel sud del Vietnam da dove lei arriva? “Nel paese c’è molta differenza di gusti e ingredienti in base a dove ci si trova. Io preferisco la gastronomia di Saigon dove sono cresciuta anche se sono originaria del nord del Vietnam. A sud crescono più varietà di ingredienti e i sapori sono più agrodolci. Alla base di tutto vi è però il riso. Lo si mangia a tutte le ore, dalla colazione, ad esempio come accompagnamento a una costoletta marinata, fino alla cena sotto forma di noodles immersi nel brodo. E proprio le zuppe, che si chiamano phở, sono l’anima del Vietnam e anche se ci sono 36 gradi, si bevono bollenti”.

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Altri ingredienti di cui i vietnamiti non possono fare a meno sono il latte di cocco, la salsa di pesce (che come dice Thu è un po’ come il nostro gorgonzola, o lo si ama o lo si odia) e le infinite varietà di erbe e spezie: “In giardino oltre ai banani coltivo menta e basilico vietnamita. Se tanti altri frutti o erbe inevitabilmente non riesco a trovarli qui, cerco sempre tutti gli ingredienti più autentici in modo da offrire dei piatti che davvero facciano partire per il Vietnam e non sembrino solo ‘asiatici’.

Per questo poi servo il cibo sulle foglie di banano, che lì costano pochissimo e le usano sempre. Quello che non cucino sono gli insetti, anche perché in Vietnam si mangiano, ma soprattutto in campagna. Io ad esempio li ho mangiati solo una volta, erano delle cavallette e, sì, quelle erano deliziose”.

Se volete condividere un tipico aperitivo di Saigon, vi lascio la ricetta dei Bánh-khot, dei piccoli pancake fritti da avvolgere assieme a erbe fresche e verdurine crude in una foglia di lattuga. Poi, per tutto quello che non vi ho detto cercate su Facebook Casa Thu e magari anche l’associazione Esperance, che da quasi 20 anni si impegna ad aiutare le popolazioni più bisognose dell’Indocina. Anche quella è una bella storia e magari l’avete già sentita.

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Bánh-khot

  • Farina di riso (200 g)
  • Curcuma in polvere per dare il colore
  • Acqua (200 ml)
  • Latte di cocco (200 ml)
  • Erba cipollina
  • Fagioli Mung
  • Sale q.b

Preparate l’impasto dei Bánh-khot mescolando insieme tutti gli ingredienti, mettete sul fuoco la speciale piastra riempita con un po’ di olio di semi nei diversi buchi. Riempiteli quindi con un po’ di impasto. Girate i tortelli per farli cuocere da entrambi i lati. Serviteli accompagnandoli con erbe fresche, cetrioli e una salsina agrodolce a base di salsa di pesce, aglio e peperoncino a vostro gusto.

 

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