A Chiasso non sono solo sfigati

Non ci interessa il colore politico del sindaco e della giunta chiassese. È cercando di scrollarsi di doosso con anche un po’ di rabbia quella nomea di sfigati, che si può forse ripartire. Perché quando si hanno coraggio ed entusiasmo, le cose possono riavviarsi, prima piane e poi sempre più velocemente. Ci vuole costanza, ostinazione, tanta voglia e fantasia, ma è possibile.

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Una visione grande, luminosa, piena di entusiasmo. Chiasso ha un’immagine che dire brutta è poco. Lo sa bene il sindaco Bruno Arrigoni, che in un’intervista a TIO di Patrick Mancini cerca, ed è anche il suo lavoro, di iniettare ottimismo.

Attenzione, è sacrosanto. Intendo credere di potere migliorare le cose. Certo che se guardiamo a Chiasso, oltre ai problemi reali e strutturali, si aggiungono i pregiudizi da parte di un Ticino che considera l’ultima città ticinese prima dell’Italia, una specie di fortino perso in partenza e in preda al nemico.

E se parliamo di nemico, ci mettiamo di tutto e di più. Sia chiaro che queste non sono mie opinioni, ma pregiudizi e pensieri che però è inutile ignorare.

1) Chiasso è una città degradata e in preda alla criminalità (vedi Via Odescalchi)

2)Chiasso è approdo di legioni di immigrati (Lega dixit)

3)Chiasso è piena di persona in assistenza

4)Chiasso è inquinatissima

5)A Chiasso quasi tutti sono frontalieri

6)Chiasso ormai è Italia, con tutti i falsi pregiudizi che ciò comporta

7)A Chiasso i commerci cittadini fanno la fame

Alcune cose sono vere, altre false, ma l’amministrazione comunale deve fare i conti con tutto. Alcuni sprazzi di timida reazione ci sono, come dice Arrigoni. La nuova gestione dei palazzi di via Odescalchi ha intrapreso notevoli lavori di miglioria e ristrutturazione. Questo non risolve ma porta più ottimismo e meno malcontento presso i residenti. Stessa cosa in Via Soldini dove, dice il sindaco, i privati si sono rimboccati e maniche e hanno ridipinto le facciate dando tocchi di colore. Un colore di cui Chiasso ha disperatamente bisogno. Ma basta solo la cosmesi?

Se un tizio è un malato terminale, possiamo anche mettergli il vestito della festa ma i fatti non cambiano. Però nelle parole di Arrigoni, c’è un concetto “forzuto” e interessante, un concetto che può essere la base per ripartire, perché un bravo medico, un malato terminale prova a curarlo lo stesso, e a volte fa il miracolo.

“Noi, stufi di essere tristi”

In queste parole, che si contrappongono agli enormi problemi di Chiasso, c’è un seme. Non ci interessa il colore politico del sindaco e della giunta chiassese. È cercando di scrollarsi di doosso con anche un po’ di rabbia quella nomea di sfigati, che si può forse ripartire. Perché quando si hanno coraggio ed entusiasmo, le cose possono riavviarsi, prima piane e poi sempre più velocemente. Ci vuole costanza, ostinazione, tanta voglia e fantasia, ma è possibile.

Ecco, un augurio a Chiasso è proprio questo, basta essere tristi, non cambia nulla. Essere allegri, gioiosi ed entusiasti, questo sì, che cambia le cose.

 

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