Al Bataclan io non c’ero

Alexandra per tre anni ha finto di essere stata una tra le vittime dell’attentato di Parigi, del 13 novembre del 2015, al Balclan. Ora è accusata di falsa testimonianza e truffa aggravata, reati per i quali dovrà comparire davanti ai giudici francesi, rischiando fino a un massimo di quattro anni di carcere.

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Alexandra per tre anni ha finto di essere stata una tra le vittime dell’attentato di Parigi, del 13 novembre del 2015, al Balclan. Quella sera si esibivano in concerto gli Eagles of Death Metal. Qualche centinaio gli spettatori accorsi, ma fra loro, Alexandra, non c’era. Ora è accusata di falsa testimonianza e truffa aggravata, reati per i quali dovrà comparire davanti ai giudici francesi, rischiando fino a un massimo di quattro anni di carcere.

Tutto ciò può sembrare assurdo. Eppure, pensateci, magari fra voi c’è chi una volta ha detto di aver letto un libro che in realtà non aveva mai neppure sfogliato. Oppure di essere stato a un concerto e invece non c’era. O ancora di essere stato in vacanza in un luogo di villeggiatura che invece era solo una metà dei vostri sogni. Insomma, a volte uno se la suona e se la canta così. A proprio uso e consumo. Anche se la realtà dei fatti è un’altra. Perché la verità, in fondo, non esiste. È solo una questione di punti di vista.

Ma poi però c’è chi esagera. E vi dirà di essere appena tornato dalla Luna. O di aver messo, per primo, piede su Marte. E distinguere il vero dal falso, in questi casi, è semplici. Quando però il mitomane di turno ci sta raccontando di essere uno dei sopravvissuti alla strage terroristica del Bataclan tutto s’intorbidisce. E la prima cosa che uno fa non è certo chiedersi se il tuo interlocutore stia dicendo la verità o meno. Certo è che il bisogno di protagonismo non si ferma neppure di fronte a una strage che ha fatto una trentina di morti e incasinato la vita di centinaia di persone. Sono infatti una quindicina i furbetti che finora hanno detto “io c’ero” e invece era una balla.

Presi da quel brivido del volerla sparare sempre più grossa, ma senza essere scoperti. Finché a un certo punto la torre di carte crolla, si sfalda come un castello di sabbia alla prima onda. Dato che le bugie hanno le gambe e soprattutto il fiato corto. E che voi sulla lista d’imbarco del Titanic non c’eravate, prima o poi, verrà fuori. Non temete. Perché le bugie sono come le ciliegie, una tira l’altra e a furia di tiri alle palle, i crampi alle gambe arrivano. Eccome. E puoi essere il più incallito bugiardo di questa terra che tanto qualcuno finirà per stanarti.

Stando a quanto si diceva nel film “Una vita al massimo” scritto da Quentin Tarantino e diretto dal Tony Scott, il fratello di Ridley morto suicida qualche anno fa, ci sono molti modi per mentire. “Sono diciassette i trucchi che un uomo ha per mentire, cioè deve inscenare diciassette diverse pantomime. Diciassette l’uomo, la donna arriva a venti ma, se conosci il trucco, ti basta guardarli in faccia e batti anche la macchina della verità.” Bella storia. Che poi sia davvero così è un altro paio di maniche.

Quel che è sicuro è che tra la mente e il cuore degli uomini ogni tanto si verifica una specie di cortocircuito che porta a questo. Quando Alexandra raccontava e riraccontava la sua storia non tutti i pezzi coincidevano. E poi le contraddizioni e i post esageratamente strappacore su Facebook hanno fatto sì che qualcuno facesse delle verifiche, fino ad arrivare a scoprire la triste verità. Pur di ottenere i fondi stanziati per le vittime, previsti dalla legge francese, ma soprattutto di finire sui giornali, c’è davvero chi è disposto a tutto. Anche al peggio del peggio.

 

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