Asia, da accusatrice ad accusata

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L’attrice Asia Argento, tra le prime a sollevare il velo di omertà e d’ipocrisia che per anni ha infestato in particolar modo l’industria cinematografica hollywoodiana, da temeraria paladina del movimento #MeToo, è ora inciampata e finita nel fango interpretando il poco invidiabile ruolo di chi, dopo aver puntato il dito contro l’orco, ora, nei panni del Weinstein di turno, è lei a dovercisi trovare. L’accusa, emersa grazie a un articolo del New York Times, è quella di aver molestato sessualmente Jimmy Bennett, un giovane che, all’epoca dei fatti, aveva solo 17 anni.

Il ragazzo, un giovane attore e musicista rock, nel 2004 si trovò a recitare la parte del figlio dell’Argento nel film “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa”. Un titolo quasi profetico considerando che Asia s’invaghì del ragazzo fino a provarci con grande insistenza. Al punto che, stando alle indiscrezioni emerse, avrebbe poi contrattato un accordo per risarcire con 380mila dollari la giovane vittima.

Evitando di entrare più del dovuto in dettagli che francamente non fanno altro che alimentare la morbosità e il voyerismo di chi legge, e lungi dal volerci schierare con chi minimizza l’episodio, visto che il diciasettenne almeno inizialmente si era detto consenziente, o con chi muore dalla voglia di vedere la testa dell’attrice infilzata su di una picca, qui il punto è davvero un altro. A impressionare è la ciclicità di certi episodi. E di come spesso in un carnefice si nasconda il fantasma di una violenza.

Fu la stessa Asia a rivelare tempo fa che, il primo episodio di molestie subìto, capitò quando aveva appena 16 anni e fu da parte di un regista italiano. In molti, in quell’occasione, si chiesero se si trattasse di Michele Placido con il quale all’epoca l’attrice aveva recitato il ruolo della figlia dello stesso Placido ne “Le amiche del cuore”, film in cui lei era oggetto d’incesto proprio da parte del padre. Un’attrice bambina che, una volta adulta, è diventata tale e quale a chi l’aveva molestata.

Certo, stando alle precisazioni della polizia di Los Angeles, l’Argento non sarebbe affatto indagata per aver avuto rapporti sessuali con un minorenne. Lo ha riferito proprio la polizia dopo che il New York Times ha pubblicato la storia. Eppure – è bene ripeterlo – non è cercando di capire da quale parte stia la giustizia che questa faccenda si può dire archiviata. O risolta. La violenza e la prevaricazione, l’abuso sessuale e le molestie sono purtroppo come l’erba gramigna. Sono infestanti. Al punto che ogni episodio è collegato a un altro fino a formare un’unica grande catena infernale. Fatta di anelli cementati da quel subdolo rapporto sadomasochistico che s’instaura fra il carnefice e la sua vittima, e viceversa. Fino a non riuscire più a distinguere chi sia uno e chi l’altro.

 

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