Celeste madre argentina

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Celeste Ayala, mamma di una bimba di pochi mesi, è stata immortalata in una fotografia poi finita su Facebook che la ritraeva mentre stava allattando al seno un bimbo di colore, affamato e malnutrito, nel corridoio di un ospedale di Buenos Aires. Un gesto semplice e istintivo. Carico d’affetto materno. Un’ immagine diventata in un lampo virale registrando più di 110’000 condivisioni.

Perché? Forse perché a tutto questo va aggiunto che il neonato di 6 mesi si trovava fra le corsie di un ospedale portato dagli assistenti sociali, insieme ai suoi cinque fratelli, dopo che la madre era stata da poco arrestata. Già, perché per una madre sciagurata, un’altra non ha avuto dubbi sul da farsi. Perché spesso, seppur complicati, i problemi hanno soluzioni semplici.

Così, nel sentire quel bimbo piangere, Celeste che in quel momento era in servizio, in divisa, ha smesso per un attimo i panni della poliziotta e ha fatto la mamma. “Ho notato che era affamato, si stava mettendo la mano in bocca, quindi ho chiesto di poterlo abbracciare e allattarlo al seno. Mi ha spezzato l’anima vederlo così”. Questo è stato il commento della giovane agente che, per questa sua iniziativa, è stata promossa dal capo della polizia della capitale argentina.

Mamma Celeste. Mamma così come forse solo le madri argentine riescono a esserlo. Coraggiose e tenaci. Capaci di riportare in un po’ di giustizia in quel caos che ha volte diventa la realtà quotidiana. Fatta di soprusi, torture e violenza. Come negli anni Settanta quando molti bambini furono strappati alle famiglie dalla dittatura militare. Si calcola che siano stati almeno 400 i bambini sottratti e affidati a famiglie di militari. A lottare perché su questo odioso crimine venisse fatta giustizia c’era anche la Chicha Mariani che è morta a La Plata a 94 anni. Si è spenta qualche giorno fa senza riuscire a riabbracciare la sua Clara, la nipote che cercava da 42 anni.

Già. Perché nello zapping convulso di informazioni e di notizie che popolano il nostro presente, nel tritacarne che tutto inghiotte riducendo la realtà in poltiglia, per fortuna ci sono ancora delle gemme preziose che, per la loro proverbiale durezza, rimangono tali e quali. E continuano a brillare di luce propria anche dopo giorni. Anche dopo mesi e anni. E rimangono lì. Nella memoria. Segno di come talvolta il genere umano non faccia poi così schifo come, sull’onda degli orrori e del fango che l’informazione ci butta addosso a getto continuo, siamo portati a credere. L’autorità argentina che rubava i figli dei dissidenti è oggi quella stessa autorità che invece li allatta. Un augurio dall’Argentina. Un augurio a tutti noi, nella speranza di ritrovare un briciolo di quella celeste umanità troppo spesso mortificata.

 

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