Diciotti: capitani coraggiosi

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Il capitano della nave Diciotti che ha salvato 177 persone è un uomo di cui andare fieri. Fa il suo lavoro e non si volta dall’altra parte quando ci sono vite da salvare, sia di italiani che di migranti. Un capitano coraggioso d’altri tempi, in cui la parola onore, soprattutto sul mare, aveva ancora un senso.

Di

“Il mio senso dello Stato, unito ad un difficile sforzo di riflessione, in questi istanti di grave dissidio emotivo interiore, mi suggeriscono di abbandonare toni e schieramenti di critica dedicandomi, invece, a portare avanti le ricerche dei corpi ancora non ritrovati (…)

Sin dai primi minuti successivi al crollo, in mezzo ad una nube di pulviscolo grigio illuminata a giorno dalle fotoelettriche, sino ancora a stamattina, il dolore per la scomparsa dei miei compagni è stato costantemente confortato da un tangibile senso di incondizionata cooperazione, di efficienza tentacolare di tutte le operazioni di soccorso svolte, in completa sinergia, da Uniformi di tutti i colori e da Uomini di tutte le professioni che, nel mezzo di una tragedia, hanno nuovamente dimostrato di poter collaborare a strettissimo contatto fornendo, ognuna per la propria parte, il meglio delle proprie potenzialità.

Nello stretto ambito del luogo della tragedia, tra lacrime e speranze, ho visto l’Italia che mi piace, l’Italia che vorrei, l’Italia che ho giurato di servire fedelmente sino all’estremo sacrificio, l’Italia che, per quanto se ne dica, C’è e quando c’è da versare sudore e spremere il cuore batte e batte forte, come nessun’altro…Vorrei poter ancora avvertire quel brivido senza dover attendere una nuova tragedia.”

Queste le parole di Massimo Kothmeir, capitano della fregata Diciotti, la nave tenuta in ostaggio per dieci giorni da Salvini al porto di Catania. Erano parole scritte nel 2013, quando il 7 maggio la motonave Jolly Nero distrusse la torre dei piloti causando la morte di 9 persone nel porto di Genova.

Massimo, capitano di una fregata della Marina italiana salva la gente. Italiani, eritrei, per lui non ha importanza. Kothmeir è uno di quegli uomini tutti d’un pezzo che sembrano ormai relegati ai libri di storia. Uomini con un senso del dovere e della dignità prepotente e imprescindibile. Oltre ai 177 di pochi giorni fa, Kothmeir con la Diciotti aveva salvato altri 67 migranti a luglio. Fu messo in quarantena anche lì, ma lui non ha smesso di essere il galantuomo capitano che è.

Quando si sente chiamare capitano uno come Salvini, viene da ridere, pensando a comandanti come quello della Diciotti. Una fregata, sessanta marinai. Un mostro veloce d’acciaio costruito per la guerra, che salva persone.

Kotmeir non è solo militare, ma anche e soprattutto uomo. Sul suo profilo Facebook ha postato un disegno, uno scarabocchio vivace e infantile. Una barca sollevata da due mani che escono dal mare. Le mani di Nettuno, o di chi le tende per sollevare corpi inzuppati e intirizziti dalle acque verdi del Mare Nostrum.

Vedere la miseria che si trova in mezzo al Mediterraneo è difficile. La Diciotti non è una delle vituperate ONG messe all’indice da una politica squadrista e schifosa. La Diciotti è una nave militare, e il suo capitano non volta la testa, anche se sa che pagherà questo comportamento, perché chi guida il suo ignobile governo ha fatto della lotta agli ormai sparuti migranti un cavallo di battaglia.

Il cuore del capitano batte, batte forte, come nessun’altro. Ci piace pensare che il brivido che sente nella fierezza di essere italiano continui a pervaderlo.

Quasti sono capitani coraggiosi, non i pagliacci a Palazzo Chigi, caricature di statisti e leader. E coraggioso anche il procuratore di Agrigento, che ha indagato Salvini per sequestro di persona, anche lui sapendo a cosa andava incontro. Persone così ci sono e ci sono sempre state. I Falcone, I Borsellino, gli Impastato, i Siani, uomini per cui il dovere viene prima della stessa vita a volte. A loro un doveroso omaggio: “ oh capitano, mio capitano…” e alziamoci sul tavolo mentre lo diciamo.

 

 

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