Facciamo del male a noi stessi

Una volta miseri e poveri, accoglievamo il viandante nelle nostre baite di pietra, gli offrivamo un piatto di minestra. Oggi, da ricchi, il piatto glielo tiriamo dietro. Quando buttiamo tutta questa rabbia addosso ad altre persone, siano esse bianche, nere o avversari politici, facciamo il gioco di quei tre ceffi col libro in mano, non il nostro. Loro sono il nemico, il loro potere grasso e prevaricatore, e la loro gestione dello stato, che è nostro, è un insulto ai nostri Paesi.

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Trump invoca la Bibbia, Salvini il Vangelo, Erdogan il Corano.

giuramenti

Questa immagine è più inquietante di quello che sembra. Perché non sta dicendo che Trump, Erdogan e Salvini sono persone religiose, che giurano su libri sacri, che difendono la propria cultura religiosa.

Vi dicono quello che sono in realtà, due dittatorelli che vi stanno prendendo per il culo.

Due persone astute e senza scrupoli, che sono disposte serenamente a usare la religione, o qualsiasi altro riflesso pavloviano che fa scattare la massa per i propri interessi. Sono uguali non nel credo, ma nel metodo di piegarlo ai propri scopi.

I loro interessi, è quasi insultante che ve lo dica, non sono i vostri (ma già lo sapete sotto sotto vero?). Sono il puro esercizio del potere che prescinde dal bene della nazione e del popolo. Anzi, un continuo senso di insicurezza, la paura di fantomatici nemici esterni che qualsiasi statistica è in grado di ridimensionare è per loro il combustibile. Il fuoco di quel Corano e di quel Vangelo corrotti, perché sono corrotti in mano a loro, serve ad aizzare persone che così dimenticano le loro vere angustie.

Entrambi i libri (il Vangelo appartiene al complesso biblico) parlano di pace e tolleranza. Ed è inutile andare a cercare quei tre passi dove si parla di infedeli, in entrambe le religioni. Sia il Cristianesimo che l’Islam predicano la tolleranza, l’accoglienza, la carità, lo sanno anche i paracarri.

Questa sarebbe la vera cultura che abbiamo imparato, ma in fondo anche noi ci riempiamo della parola cultura come di acqua sporca, pronti a sputarla addosso al primo disgraziato che passa, per sentirci migliori. Ammettiamolo. Capire è difficile e la tentazione dell’ignoranza e della superficialità sono forti.

La domanda è: Cos’è che vi fa sentire così impauriti, infimi, così pronti a quella violenza da vili? Quello che sta succedendo oggi, e parlo soprattutto dell’Italia e del Ticino, fa del male a noi stessi.

La perdita di umanità è una perdita culturale, storica, una perdita di Paese.

La vergogna urla con le strida di un’arpia, ogni volta che abbiamo scacciato qualcuno, ogni volta che abbiamo sputato o inveito per puro egoismo, ogni volta che la paura ha guidato i nostri gesti fino a fare male a qualcun altro.

Una volta miseri e poveri, accoglievamo il viandante nelle nostre baite di pietra, gli offrivamo un piatto di minestra. Oggi, da ricchi, il piatto glielo tiriamo dietro.

Quando buttiamo tutta questa rabbia addosso ad altre persone, siano esse bianche, nere o avversari politici, facciamo il gioco di quei tre ceffi col libro in mano, non il nostro.

Loro sono il nemico, il loro potere grasso e prevaricatore, e la loro gestione dello stato, che è nostro, è un insulto ai nostri Paesi.

Quei tre tipacci con tre libri in mano sono fastidiosi, stonati, falsi.

Se volete credere a loro fate pure, perderete la vostra umanità, e non è una perdita da poco.

E soprattutto è una perdita che pagheremo per decenni a venire, con la distruzione di tutto ciò che di buono è stato fatto negli anni passati. E parlo di cose costruite e create dai nostri nonni e nonne, dai nostri padri e madri, cose che per seguire due idioti siamo disposti a buttare nel fondo di una cloaca.

Cose che crediamo di togliere a quei poveri disgraziati senza accorgerci che le stiamo scippando a noi stessi. Le leggi sul lavoro, quelle a protezione delle donne e dell’infanzia o quelle sui diritti. Quei tre tizi, in nome della difesa della razza e della cultura, stanno tagliando il ramo sul quale siete seduti.

E il tonfo sarà rumoroso.

Altro che libertà.

 

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