Genova: gli sciacalli del web non si fermano davanti a nulla.

Gli analfabeti funzionali e le masse incattivite, che prendono per buona ogni notizia che odori di becero populismo per dare addosso a migranti e altre minoranze, dopo la smentita da parte della famiglia di Marta sono costretti a fare quello che avrebbero dovuto fin dall’inizio: tacere.

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Tra le macerie del ponte Morandi, crollato a Genova lo scorso 14 agosto, si aggirano branchi di sciacalli. Non si tratta di animali, ma di esseri umani che si nutrono non di carcasse ma di disgrazie.

Mentre i soccorritori ancora cercano i dispersi, da qualche parte in Italia (o nel mondo, chissà) c’è chi dietro lo schermo di un computer si affanna a produrre fake news da diffondere nel crudele mondo virtuale. Ci sono le “bufale” innocue, il cui unico scopo è quello di fare incetta di clic, come la foto della bambina estratta dalle macerie e portata in spalla da un vigile del fuoco: commovente, ma non pertinente. La foto è stata infatti scattata subito dopo il terremoto di Ischia del 2017. Oppure la foto del cane eroe, un “acchiappa clic” irresistibile di certo, ma non scattata a Genova bensì in occasione del tragico attentato alle Torri Gemelle nel 2001.

Poi ci sono le fake news menzognere, che gettano discredito su intere categorie, come quella di medici e infermieri che a Genova hanno lavorato senza sosta per prestare soccorso ai feriti. Qualcuno ha messo in giro la voce che all’ospedale San Martino ci fosse carenza di sangue: notizia seccamente smentita dalle Avis di Genova e Chiavari.

Un “buontempone” ha poi pensato bene di seminare il panico mettendo in giro la voce della pericolosità dell’altro ponte di Morandi, quello che collega Agrigento a Porto Empedocle. Peccato che abbia dimenticato di dire che quel ponte è chiuso alla viabilità per lavori fino al 2021.

Infine, ci sono le fake news che lasciano senza parole, quelle che ci fanno vergognare di appartenere alla specie umana. La finta lettera del papà di Marta Danisi ne è un perfetto esempio.

Marta era una bella ragazza di 29 anni. Siciliana, cascata di riccioli neri e occhi luminosi e grandi. Dalle foto pubblicate sul suo profilo Facebook sembrava felice. E ne aveva motivo: era infermiera ad Alessandria e aveva un fidanzato, Alberto Fanfani di Firenze, medico anestesista con il quale progettava di sposarsi il prossimo anno a Pisa, città in cui si erano conosciuti nell’ospedale dove entrambi lavoravano.

Marta e Alberto avevano una vita davanti. Il 14 agosto 2018 transitavano sul ponte Morandi a Genova. Chissà dove andavano: forse in vacanza, forse a prendere un aereo o un traghetto, o forse no, non importa. A mezzogiorno circa di quell’insolitamente piovosa vigilia di Ferragosto il ponte Morandi è crollato e Marta e Alberto sono volati via insieme a tutti i loro sogni.

Lo sciacallo del web, tuttavia, non si è fermato davanti al sorriso di questi due ragazzi spento per sempre. Anzi, ha fiutato lo scoop facile della storia strappalacrime e ha scritto e diffuso sul web una lettera scritta da un padre disperato per la perdita della figlia. Alla fine della commovente lettera, lo sciacallo ha inserito la seguente frase:

«E mentre c’è chi dal posto caldo dietro la propria scrivania discute sui vaccini, gli immigrati, le famiglie arcobaleno, mentre l’Italia crolla a pezzi, io piango chiedendo a Dio la forza per svegliarmi domani e vivere con la tua stessa volontà. Riposa in pace figlia mia».

Il motivo di questa frase non è noto: propaganda politica, odio verso immigrati, gente che si vaccina, omosessuali, desiderio di fomentare le masse, di metterci gli uni contro gli altri in una virtuale guerra civile insensata e assurda. Fatto sta che la lettera è stata condivisa sui social in modo talmente massiccio che la famiglia di Marta, che in questo momento oltre al dolore è stata costretta a confrontarsi con la stupidità umana, ha dovuto smentire. La lettera non è stata scritta dal padre di Marta per il semplice motivo che non c’è nessun padre di Marta: il signor Danisi è morto molti anni fa, a soli 41 anni per una grave malattia.

Sfruttare una tragedia simile, lucrare sulla morte di una giovane ragazza per fini propagandistici o per sfogare la propria rabbia su migranti o omosessuali è semplicemente vergognoso.

Gli analfabeti funzionali e le masse incattivite, che prendono per buona ogni notizia che odori di becero populismo per dare addosso a migranti e altre minoranze, dopo la smentita da parte della famiglia di Marta sono costretti a fare quello che avrebbero dovuto fin dall’inizio: tacere. Per rispetto a Marta, al suo fidanzato e alle altre 36 anime soffiate via da un crudele vento d’estate.

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