I veri giornalisti devono ritornare

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La resistenza contro le fake news, l’opinione trasformata in cronaca, la perdita d’etica e gli editoriali che strizzano l’occhio ai partiti. Il Quarto Potere è diventato una pagliacciata e noi, liberi cittadini, non ce ne siamo nemmeno accorti.

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L’estate del 2018 sarà ricordata da molti come una delle estati più calde degli ultimi decenni. Ma non sono state solo le alte temperature ad essere bollenti, in questi lunghi mesi di luglio e agosto infatti ci sono state- e tuttora ci sono- notizie che hanno infiammato l’opinione pubblica sui social, nei bar e anche nei palazzi della politica.

La nomina di Marcello Foa quale presidente RAI, il caso del lancio delle uova all’atleta italiana Daisy Ousake, l’attenzione mediatica ossessiva nei confronti dei migranti e verso le stragi.

Gli esempi citati sono solo la punta di questo immenso iceberg che è l’informazione eppure sono l’esempio perfetto di come un fatto possa essere oggetto di sconti ideologici, ingigantito, amplificato o distorto, raccontandolo in modo ossessivo e spettacolarizzato.

E così il caso Foa si trasforma in uno scontro politico, dove viene anteposta l’appartenenza al partito al posto delle sue competenze o delle notizie false che ha diffuso, per mera propaganda o per semplice superbia. La disavventura di Daisy, già brutta di suo, assume un finale ancora più grottesco, perché viene chiamato in causa il passato turbolento del padre, il fatto che uno degli aggressori fosse figlio di un deputato del PD, fino ad arrivare a Salvini e a quando era lui il pischello che lanciava uova. Tutte cose che non c’entrano con la notizia, ma che servono a noi, i lettori, e a loro, i politici per trovare una morale, un finale alternativo, un MA che capovolga il tutto. Non parliamo poi delle decine e decine di articoli sui migranti. Quante volte al giorno sentite queste parole: “clandestini”, “immigrati”, “richiedenti d’asilo”? Ne siamo bombardati. Politici e cronisti vari spacciano questi vocaboli per sinonimi intercambiabili.

Il giornalismo oggi è anche questo. Certi giornali e certi giornalisti battono cassa, ricevono consensi grazie alle disgrazie. Che sia un attacco terroristico, una tragedia per cause ambientali e umane oppure un efferato omicidio, ecco schiere di troupe televisive e speciali che mostrano il buio siderale, perché il susseguirsi di aggiornamenti, inesistenti, e conditi da immagini ravvicinate dei luoghi servono a nutrire il nostro macabro interesse verso le stragi altrui. Esattamente come per un film dell’orrore, che ci attrae nonostante ci causi paura liquida. Solo che qui si spettacolarizza la triste realtà.

Questo giornalismo sciagurato ha portato molta gente non solo a perdere senso critico quando è davanti a una notizia , ma a non riuscire nemmeno a capire la gravità/pericolosità nel divulgarla. Il linguaggio giornalistico ha perso importanza, le parole vengono storpiate, associate ad altre dal significato diverso, avvolte pure opposto.

Così non si può continuare a fare informazione, questa è propaganda che nuoce e bisogna correre ai ripari subito.

Il vero giornalismo deve ritornare.

Devono ritornare giornalisti politicamente atei, che antepongono il bene comune alle proprie idee perché, parliamoci chiaro, dietro a questo schermo c’è una persona che pensa e ragiona, che ama, che detesta, che ha un umore e un carattere, ma questo non deve modificare le sue parole e nemmeno pilotare il vostro pensiero. Il suo lavoro è informarvi, poi siete voi a riflettere e a trarre le vostre conclusioni.

Deve ritornare il linguaggio giornalistico, lottare anche con il lessico, rimettere in circolo vocaboli civili ed educati, professionali. Le parolacce e le imprecazioni lasciatele in strada, qui non c’è posto per la mediocrità.

Deve ritornare il giornalismo d’inchiesta, quello puro e crudo, quello che non abbassa la testa. Il complottiamo è per i ciechi, la gente deve tornare a vedere i fatti, i documenti, le immagini.

Devono ritornare il senso critico e il buonsenso, verificare le fonti, dare notizie complete e pulite, avere dignità per le persone coinvolte, essere onesti con chi legge e talvolta paga per avere un servizio degno di nome.

Il giornalismo ha bisogno di una riforma, come fu quela di Lutero per la Chiesa. A suo tempo la riforma servì al popolo per avvicinarsi a quel Dio che capivano solo gli eletti. Noi lo dobbiamo fare oggi per riprenderci quella verità che possiedono solo i potenti.

 

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