La marcia trionfale di Salvini verso la gloria

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La politica italiana ha un unico, indiscusso protagonista: Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno e vicepremier è riuscito ad oscurare in poche settimane l’altro artefice della coalizione di governo, il ministro del lavoro Luigi di Maio, e persino il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ridotto ormai a poco più di una comparsa. Il pugno duro con i migranti, sfociato nella politica dei “porti chiusi”, l’atteggiamento antieuropeista che gli è valso la stima di leader ultra conservatori come l’ungherese Viktor Orbàn, la polemica del ritardato sbarco dei migranti dalla nave Diciotti, che gli è addirittura costato l’avvio di un’indagine a suo carico per abuso d’ufficio e sequestro di persona, non hanno minimamente scalfito la sua immagine. Matteo Salvini è più forte che mai e continua la sua marcia trionfale verso la gloria. Secondo un sondaggio realizzato da Demos.coop, per gli italiani il Ministro è il leader del futuro e attira sempre più elettori, “rubandoli”ad altri partiti. I più attratti dal ministro sarebbero gli elettori del Movimento 5 stelle: in un anno tra gli elettori grillini il consenso alle politiche di chiusura salviniane sarebbero salite dal 27% al 47%.

Il popolo italiano, si sa, è da sempre attratto dal leader forte, dalla guida che, a suon di slogan patriottici, risolve per magia i mali endemici che affliggono il Paese. La storia insegna: l’Italia ha già avuto un suo drammatico ventennio e sembra non aver imparato nulla dagli errori. Terrorizzati da una improbabile invasione dall’Africa, gli italiani ripongono le loro speranze in Salvini, leader che, a loro avviso, dimostra di mantenere le promesse elettorali, di difendere i confini nazionali, di costringere l’Unione Europea a rispettare l’Italia. Tra una battuta vagamente razzista e un elogio della piadina romagnola, Salvini risveglia un patriottismo malsano, che si basa sull’odio per il diverso e si nutre di ignoranza e frustrazione. E così Salvini, ormai premier de facto, invece di occuparsi dei veri problemi degli italiani, come il lavoro, le pensioni (ma non doveva abolire la legge Fornero?), la povertà che aumenta, il degrado delle infrastrutture e si concentra su un’assurda lotta all’immigrato.

Tuttavia, sbaglia chi pensa che Salvini sia razzista. No, non lo è. Salvini non fa una battaglia ideologica contro gli eritrei o i siriani sui barconi, non gliene importa nulla. Salvini ha capito che il “popolo”, esattamente come i capponi di manzoniana memoria, attribuisce tutte le proprie frustrazioni a dei disgraziati che stanno peggio. Lui sa che paga molto di più giocare a fare il capopolo e guidare una rivoluzione contro non si sa cosa, come un moderno Masaniello di cui non si sentiva affatto la necessità. E tutto questo per un unico obiettivo: diventare il prossimo (vero) presidente del Consiglio.

Il ministro già può vantare la sua prima vittoria: l’aver creato una spaccatura all’interno del Movimento 5 Stelle. Sul caso migranti, infatti, si sono create due opposte correnti: la prima capitanata dal fedele DI Maio, che appoggia Salvini in toto, venendo meno ai principi giustizialisti del Movimento che, evidentemente funzionano solo nei confronti dell’ormai defunto PD. DI Maio ha chiuso infatti un occhio sulla attuale indagine per abuso di ufficio e sequestro di persona a carico di Salvini e non ne ha invocato le dimissioni immediate, come invece ha sempre fatto in passato. La seconda corrente, invece, è guidata dal Presidente della Camera Roberto Fico, da sempre opposto a Di Maio e più legato alla piazza. Fico rappresenta la fronda del movimento che si dissocia dalla politica di chiusura e che è per l’accoglienza.

Tuttavia, il Movimento è oscurato dalla stella di Salvini e si trova sempre più spesso in conflitto con lui. Come ad esempio in occasione del crollo del ponte di Genova. Salvini è per la privatizzazione delle autostrade e a suo tempo votò per la concessione a Benetton, responsabili del crollo del ponte per mancata manutenzione; i grillini sono invece a favore di una nazionalizzazione.

Il prossimo passo di Salvini è l’annientamento del Movimento 5 Stelle, cosa anche positiva ma non auspicabile dal punto di vista della pluralità democratica, e la vittoria alle prossime elezioni europee del 2019. Fino alla marcia trionfale delle prossime, forse vicine visto quanto dura un governo in Italia, elezioni parlamentari.

Un nuovo ventennio è iniziato.

 

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