La scuola che verrà: l’effetto filiera.

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I sistemi scolastici a filiera precoce sono penalizzanti in termini di disparità sociali e di efficacia dei risultati! Tanto nelle scuole primarie, quanto nelle secondarie. Quindi, se parliamo di efficacia, senza la quale l’equità non esiterebbe, a perderci sono tutti! Bravi e meno bravi. Forse la domanda potrebbe anche essere questa: verso quale società vogliamo andare? Perché, come l’effetto classe, anche l’effetto filiera è compromettente per l’apprendimento scolastico di molti alunni.

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La scuola è molto spesso lo specchio della società. Proprio per questo la Legge sulla scuola ticinese (1990) si prefigge “di correggere gli scompensi socio culturali e di ridurre gli ostacoli che pregiudicano la formazione degli allievi”. In altre parole, cerca di rendere equo, per tutti gli alunni, il proprio servizio. Immaginiamo con particolare attenzione alla scuola dell’obbligo, quella che frequentano tutti, ma proprio tutti: dal figlio dell’avvocato, al figlio dell’operaio.

Facciamo un passo indietro. Non da oggi sappiamo che la scuola tende a riproporre le disparità presenti nella società. Le iniquità dell’istituzione scolastica sono state rilevate da molti studiosi, sia di aerea francofona che anglofona. Bourdieu e Passeron (1964) hanno studiato profondamente la scuola. E sono arrivati a denunciare il carattere riproduttivo della scuola. Si riferiscono alla riproduzione di fattori d’influenza sull’apprendimento da parte degli allievi, quali: statuto sociale, economico, culturale e di genere. Altrettanto hanno fatto studiosi di area anglofona, come Coleman (1960) e Jancks (1979), che dal conto loro hanno identificato un aspetto di produzione da parte della scuola di differenze socioeconomiche, in realtà già presenti nella società. Più recentemente, Meuret (1999) ha affermato che la produzione e la riproduzione delle disuguaglianze sociali sono al centro delle teorie sulla giustizia a scuola.

Veniamo ai giorni nostri. Sappiamo che esistono fondamentalmente due modelli principali di suddivisione delle classi. Il modello della separazione, cioè la creazione di filiere già negli anni della scuola dell’obbligo, presenta un tasso di bocciatura e una selezione importante. Nelle ricerche scientifiche si chiama effetto filiera. Il secondo modello è quello dell’integrazione. Questa può essere: uniforme, à la carte, individualizzata. La prima, si assimila facilmente, per le sue caratteristiche intrinseche, al primo modello (quello delle bocciature per capirci). Le altre due varianti si dirigono verso un orizzonte scolastico diverso. In particolare: il tasso di bocciatura rappresenta un aspetto secondario, quando addirittura nullo.

Se consideriamo i noti Test PISA, possiamo affermare che i suoi esiti evidenziano da anni le stesse tendenze. I Paesi del Nord Europa, Finlandia in testa e dell’Est asiatico, come Giappone e Corea, che adottano tutti il modello dell’integrazione individualizzata, risultano i paesi che raggiungono lo score più alto. Nelle matematiche, nelle scienze, come nelle lingue e nel trattamento dei testi scritti (Mons, 2007). La differenza è che nei paesi nordici l’individualizzazione è ad appannaggio dello stato, mentre in Asia è garantita dal privato, cioè dalle famiglie che pagano.

Oltre all’indagine PISA, alcune ricerche scientifiche si sono occupate del tema. Una ricerca del 1986 condotta da Kerkhoff, su 8500 allievi ha dimostrato come la separazione tra gli 11 e i 16 anni, avvantaggi i più forti e sfavorisca di molto i più deboli: le disuguaglianze crescono notevolmente negli anni dell’obbligo scolastico.

Sempre in quest’ottica di denuncia, desideriamo concludere riferendoci alla pubblicazione di Hanushek (2005). Questo ricercatore si è chiesto quale fosse l’evoluzione delle differenze socioculturali nella scuola. Riflettendo sui risultati dei Test PISA e su quelli delle inchieste internazionali TIMSS e PIRLS, egli è giunto ad un’amara conclusione. I sistemi scolastici a filiera precoce sono penalizzanti in termini di disparità sociali e di efficacia dei risultati! Tanto nelle scuole primarie, quanto nelle secondarie. Quindi, se parliamo di efficacia, senza la quale l’equità non esiterebbe, a perderci sono tutti! Bravi e meno bravi. Forse la domanda potrebbe anche essere questa: verso quale società vogliamo andare? Perché, come l’effetto classe (leggi qui), anche l’effetto filiera è compromettente per l’apprendimento scolastico di molti alunni.

 

 

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