Le ombre? vanno affrontate. Perché ci sono.

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Il titolo del libro di questa settimana è bello e brutto. Bello perché essenziale e chiaro: il lettore è avvisato su cosa l‘aspetta. Brutto perché può anche allontanare: il sostantivo usato fa anche da etichetta ad un genere amato sì e no dai lettori, meno ancora dalle lettrici (che rimangono lo zoccolo duro di chi si diletta in questa attività!).

Stiamo scrivendo di «Orrore», scritto da Pietro Grossi. Il bravo autore di «Pugni», «Martini» e di «L’acchito», tutti editi da Sellerio, eppoi di «Incanto» edito da Mondadori. Non si tratta di uno scrittore alle prime armi, al contrario è un nome più volte premiato da critica e pubblico.

E allora, perché questo (rischioso) cambiamento di genere e paradigma ? L’ha scritto nella dedica a chi scrive queste annotazioni (l’incontro è avvenuto al Mixfestival di Cortona): «alle nostre ombre». La sfida, immane, è tutta qui. Una ricerca nel chiaroscuro che vive dentro ognuno di noi.

La storia è molto dura. Sviluppata come una lettera al figlio, è il resoconto di un momento che ha cambiato la vita di tutti, quella del padre scrittore, di sua moglie e dello stesso figlio, che ai tempi dei fatti aveva pochi mesi. Tutto inizia con una semplice bizzarria: nel corso delle vacanze natalizie negli States l’ interesse dello scrittore viene rapito da una casa isolata sui monti, una costruzione decrepita scoperta quasi per caso dall’amico che li ospita. La curiosità aumenta giorno dopo giorno e dopo un’investigazione tranquilla e tradizionale (richiesta di informazioni in paese e ricerca dei proprietari, non importa se cambiati negli anni) lo scrittore «sente» di dover sapere di più perché percepisce di trovarsi ad un punto di non ritorno. Moglie e figlio rientrano a casa e lui, libero da ogni cadenza sociale quotidiana, può estendere la sua esplorazione a 360 gradi. Si apposta per giorni interi, si avvicina, addirittura dorme all’addiaccio pur di non perdersi nulla. Riesce perfino ad entrare e quel che trova alimenta ulteriormente la sua curiosità (in tanta polvere e disbitazione trova un locale lindo, e maschere inquietanti…). Qui inizia l’adrenalina pura e con i diversi colpi di scena l’inquietudine si fa contagiosa. Ora non raccontiamo come va a finire, ci basta affermare che la bravura di Grossi nella scrittura è evidente. Sarà per la scelta chirurgica delle parole, sarà per il peso che riesce a conferire al «non detto», fatto sta che il lettore non riesce ad abbandonare una pagina che è una, sono solo 140!, e alla fine non prova solo il sollievo di essere uscito da un incubo ma anche la gratitudine per aver vissuto un’esperienza più unica che rara. Le ombre rimangono, non vincono ma resistono. Ma bisogna affrontarle

 

«Orrore» , di Pietro grossi, 2018, ed. Feltrinelli, pag. 140, Euro 14,00.

 

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