L’infinita catastrofe

In generale, dove c’è un massacro, la televisione compare sempre, pronta a documentare e denunciare, com’è giusto che sia, tutti gli scempi compiuti da regimi e autocrazie di varia sorta senza la minima traccia di umanità. Ma non ad Israele. Il silenzio che ricopre questi avvenimenti fa paura, soprattutto perché la nuova legge sullo “Stato nazione” non è poi molto diversa dalle leggi di Norimberga promulgate dal Führer nel 1935

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166 morti: questa è la cifra delle vittime palestinesi nella Striscia di Gaza dal 30 marzo. A partire da quest’ultima data quasi ogni giorno ha perso la vita almeno una persona, che fosse uomo, donna, anziano o bambino. Persino i paramedici, coloro che intendono semplicemente salvare delle vite, non sono al sicuro, come ha dimostrato il caso di Razan al-Najjar, perito sotto i proiettili dei soldati israeliani. Un prezzo altissimo e inaccettabile da pagare per il popolo palestinese che, come ogni anno, ha protestato contro l’occupazione israeliana della Palestina. Le dimostrazioni sono culminate il 15 maggio, giorno che commemora la Nakba, ovvero la Catastrofe avvenuta nel 1948 con l’espulsione di più di 750’000 palestinesi dalle loro case e il loro conseguente confinamento nella striscia di Gaza ad opera dell’esercito israeliano, che ha inseguito iniziato l’edificazione d’insediamenti esclusivamente per ebrei.

Di fronte a tanto orrore tuttavia non vi sono state prese di posizione da parte delle grandi potenze. Anzi, prima delle proteste, il gennaio scorso, Donald Trump ha deciso di tagliare enormi fondi destinati all’ ONU dopo che la stragrande maggioranza dei Paesi aveva deciso di non riconoscere Gerusalemme come capitale esclusiva d’Israele. Chi ha risentito di più dei tagli è stato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, in particolare la sezione che si occupa di quelli palestinesi. Non vi è stata nessuna risoluzione nemmeno dopo la pericolosa legge emanata circa un mese fa dal parlamento d’Israele, la “Legge sullo Stato nazione”. I punti più controversi riguardano la declassazione della lingua araba da ufficiale a “stato speciale”, “l’autodeterminazione nazionale nello Stato d’Israele è unicamente per il popolo ebraico”, promuove ad interesse nazionale la continua costruzione (illegale secondo il diritto internazionale) di colonie ebraiche nei territori di confine e proclama Gerusalemme “l’indivisa capitale d’Israele”.

Il risultato è la costituzione di un vero e proprio sistema di Apartheid, per altro già vigente da quel marzo del 1948. Ciò che però è davvero terribile è il silenzio che aleggia nel mondo occidentale riguardo questa drammatica situazione. Alla televisione o alla radio non si sente praticamente nulla sulla situazione interna ad Israele. Viene proclamata una legge che marginalizza quasi 2 milioni di persone, che sono quotidianamente a rischio di vita, e nessuno dice nulla. Specialmente gli USA, storici alleati dello Stato della Stella di Davide, stanno tacendo. Quello che mi fa veramente arrabbiare, oltre al massacro impunito e continuo di centinaia d’innocenti (si ricordino tutte le rivolte degli scorsi decenni, le varie Intifade), è la totale e svergognata incoerenza dei mass media: ricordo ancora che per mesi siamo stati psicologicamente bombardati dalle notizie riguardanti il conflitto tra russofoni del Donbass e l’esercito ucraino, che hanno provocato ondate di sdegno verso il supporto militare russo ai ribelli delle repubbliche separatiste. Anche la successiva dichiarazione d’indipendenza (brevissima) della penisola della Crimea e la sua conseguente annessione da parte della Federazione russa avevano fornito combustibile per l’esplosione d’indignazione e rabbia occidentali. Per non parlare del bombardamento di Aleppo: se ne parlò per settimane, vennero mostrate immagini strazianti di bambini coperti della polvere degli edifici in rovina e l’orrore degl’incessanti bombardamenti.

In generale, dove c’è un massacro, la televisione compare sempre, pronta a documentare e denunciare, com’è giusto che sia, tutti gli scempi compiuti da regimi e autocrazie di varia sorta senza la minima traccia di umanità. Ma non ad Israele. Il silenzio che ricopre questi avvenimenti fa paura, soprattutto perché la nuova legge sullo “Stato nazione” non è poi molto diversa dalle leggi di Norimberga promulgate dal Führer nel 1935: in questo caso l’essere inferiore ed emarginato non è più l’ebreo rispetto all’ariano, ma il palestinese rispetto all’ebreo, che ora non può nemmeno più sentirsi parte integrante dello stato in cui vive, bensì una specie di soggetto estraneo. Per ora la lotta contro l’Apartheid e le violenze perpetrate dai soldati e dal governo di Netanyahu prosegue con le forze dei soli palestinesi e degli ebrei che ripudiano le azioni dei loro leader, riconoscendo i palestinesi come loro fratelli. Per l’Occidente sembra ancora invece che la vita di una persona non valga una cartuccia d’inchiostro.

 

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