Lisa Bosia Mirra abbandona il Gran Consiglio

Pubblicità

“Sento di appartenere alla piazza”, ci racconta Lisa dopo l’annuncio di voler abbandonare il Gran Consiglio. Terminerò la legislatura ma non mi ricandiderò. E alla fine ci dà una speranza, ci rende fieri di averla sostenuta sempre: “Ci sono e ci sarò, nella lotta antifascista così come contro ogni forma di razzismo e discriminazione.”

Di

Persona pubblica suo malgrado, Lisa la conosciamo e abbiamo imparato a stimarla per il suo impegno per i migranti, per la sua passione nel vedere uomini, donne e bambini oltre quello che altri ritengono un problema. Oggi, Lisa Bosia ha sciolto le riserve e ha deciso di abbandonare l’agone politico.

Lasciare porta sempre con sé qualche rimpianto, tu ne hai, Lisa?

Al momento nessuno ma non escludo possano venire più in la. Più che rimpianti ho la sensazione di non avere fatto abbastanza, che avrei potuto fare di più e meglio ma non sono stata in grado di imparare “il come si fa”. Ci ho provato ma il compromesso e la strategia non sono esattamente i miei punti di forza e sono entrambe qualità necessarie per riuscire, quando si è minoranza, a far passare qualche piccola cosa in Gran Consiglio. In Ticino abbiamo un problema di povertà crescente e una destra liberista che si rafforza, anche grazie al consenso di quelle stesse persone che da queste politiche sono toccate. La riforma fiscale e il recente pacchetto di sgravi proposto da Vitta ne sono l’esempio più lampante. In Ticino ci sono ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri ma per la maggior parte della popolazione va bene così.

Al momento per me è prioritario riacquistare la libertà necessaria per potermi esprimere e agire senza dover soppesare ogni parola, senza coinvolgere il partito. Ho cose da dire che sono “politicamente poco corrette” ma fino a che ricopro un ruolo istituzionale devo frenare la lingua.

Lisa, tu non ti sei mai sentita pienamente a tuo agio nella politica, o sbaglio?

Se con politica intendi l’organizzazione e l’amministrazione dello Stato e della cosa pubblica devo dirti di si, che da subito ho compreso che il Gran Consiglio non era il posto giusto per me. Ma se per politica intendiamo avere una visione di come dovrebbe essere organizzata la società in termini di rapporti di potere tra privato e pubblico, tra istituzioni e cittadini allora no, mi sento partecipe, parte attiva e propositiva. Per me fare politica ha sempre significato avere una visione della società, più inclusiva, aperta, egualitaria, sostenibile e cercare di portare un cambiamento in questo senso. Difficile farlo dai banchi del Parlamento, molto più immediato con l’esempio quotidiano.

Sento di appartenere alla piazza, alla strada. Sto bene e sento di dare il meglio di me dove ci sono persone vere, con problemi reali, concreti, su cui posso agire immediatamente e non nelle aule commissionali dove talvolta si discute per ore di cose che mi interessano molto poco e che non hanno nessuna attinenza con la quotidianità di chi ci ha eletti.

La mia illusione, l’errore che ho commesso, è stato quello di pensare che facendo politica istituzionale avrei potuto parlare con un numero maggiore di persone. E se da una parte è vero perché hai accesso ai media, dall’altra non sei più libero di dire o fare ciò che vorresti, devi continuamente scegliere tra ciò che pensi sia giusto e ciò che invece è opportuno. Una mediazione faticosa e logorante alla quale mi voglio sottrarre.

Quanto è pesato il processo e tutta l’attenzione mediatica che ti ha seguita negli ultimi tempi nella tua decisione di abbandonare il seggio?

Poco, quasi niente direi. Il processo è un fatto privato che apre un dibattito pubblico. Se sia un crimine aiutare persone in stato di necessità offrendo loro la stessa libertà, quella di spostarci, garantita a noi tutti dal possesso del passaporto (non della cittadinanza che è altro) credo sia un tema di interesse generale. Se la legge debba salvaguardare la “cosa pubblica” a scapito della “dignità umana”, è un argomento che ci interessa tutti. In Europa vigono legislazioni diverse, talvolta più permissive, in altri casi più repressive e la questione dei “delinquenti solidali” viene affrontata un po’ ovunque. Siamo ormai più di una trentina in Europa a dover affrontare questo genere di processi, solo in Svizzera, a mia conoscenza siamo in cinque. Talvolta si arriva all’assoluzione, in altri casi alla condanna e quindi si va in appello.

In ogni caso se l’associazione “Alpes Ouvertes” mi ha rimesso un premio e l’associazione “Senza confini” ha deciso di includermi tra i Giusti del Giardino del parco delle Groane a Solaro, la ragione è nell’impegno a favore dei diritti e della dignità delle persone a prescindere dal loro statuto. È una storia vecchia che si ripete, la legge condanna, la storia riabilita. “Delle condanne onorevoli” – mi ha detto Remy Pagani, sindaco di Ginevra – “bisogna farsi vanto.”

Ora ci sarà una pausa di riflessione, o continuerai a occuparti di migranti?

Mi occupo sempre e comunque di migranti ma stiamo attraversando un momento complicato. Se quattro anni fa era possibile ricavare degli spazi di incontro, andare nei campi profughi e collaborare con le organizzazioni internazionali oggi è sempre più difficile. La società civile documenta, racconta, denuncia i malfunzionamenti, talvolta gli abusi e questo da fastidio a chi amministra. Le campagne di discredito contro le ONG (tutte senza alcun esito e archiviate) rendono il lavoro volontario sempre più difficile. Nel gennaio dello scorso anno stavo per imbarcarmi sull’Aquarius ma poi la situazione si è fatta tesa e non è stato più possibile.

Quanto queste vicende, (l’associazione Firdaus, i migranti a Como, i passaggi clandestini) hanno pesato su di te, sulla tua crescita personale, sul tuo vissuto, sul tuo esistere?

È difficile rispondere a questa domanda perché onestamente credo che mi sarei impegnata altrettanto a fondo per altre battaglie. Il fatto che mi sia occupata in modo elettivo di migrazione è un po’ una scelta personale ma anche il frutto della casualità. Se per ipotesi avessi lavorato per un’organizzazione che combatte il bracconaggio o lo sfruttamento minorile lo avrei fatto con altrettanta passione. Chiunque si impegni per una causa si trova inevitabilmente confrontato a tutta una serie di limiti, di ipocrisie, di contraddizioni. Penso per esempio ai sindacalisti ma anche ai medici che combattono quotidianamente contro i cavilli imposti dalle casse malati. È faticoso, talvolta doloroso ma inevitabile.

L’aspetto positivo è l’aver potuto incontrare un numero incredibile di persone che hanno manifestato solidarietà, amicizia, che si impegnano ogni giorno per rendere questo mondo un poco migliore. Ho imparato l’importanza del lavorare a staffetta, ciascuno fa una parte e poi passa il testimone. Al momento sono a riposo, osservo e imparo dal lavoro degli altri e mi compiaccio di quante bellissime iniziative siano nate negli ultimi anni.

La tua famiglia ti è sempre stata vicina durante queste vicissitudini? E gli amici?

Amici e famiglia sono stati meravigliosi. È una grande fortuna, un’enorme felicità poter contare sul loro appoggio incondizionato. E non è stato sempre facile e non lo è tutt’ora.

Nei momenti più difficili abbiamo cercato di sdrammatizzare con l’ironia: ti racconto qualche barzelletta sulla Bosia Mirra che passa la dogana dopo aver fatto la spesa al Bennet di Lurate Caccivio?

Non perdi l’umorismo vedo!E il partito?

Il Partito mi ha lasciato libertà di decidere come volevo procedere passo dopo passo. Non mi hanno mai imposto una linea, se non quella di una certa prudenza nelle esternazioni pubbliche. Poi naturalmente a livello personale ci sono state persone che mi sono state più vicine di altre. Ad ogni modo la decisione di non ricandidarmi è strettamente personale e presa in assoluta libertà.

Ultima domanda, che molti si fanno col fiato sospeso: Lisa continuerà a combattere o si è arresa?

Lisa è un po’ stanchina ma dalla panchina osserva quello che succede e studia la prossima mossa. La legittimazione di politiche di stampo neo-fascista in molte parti d’Europa deve preoccuparci tutti. Gli atti di violenza e le intimidazione sono ormai quotidiani . Esprimere dissenso è rischioso così come appartenere a una minoranza. Non è un bel momento ma non bisogna arrendersi: oggi più che mai è necessario continuare a essere vigili e non cedere a questa violenza. Ci sono e ci sarò, nella lotta antifascista così come contro ogni forma di razzismo e discriminazione.

 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!