Luci e ombre di Naipaul, il Nobel 2001 appena scomparso

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C’è un solo modo per onorare uno scrittore partito per sempre: leggerlo. Questa settimana la letteratura mondiale ha salutato V. S. Naipaul, premio Nobel per la letteratura nel 2001, e allora … eccoci alle prese con «Una casa per il signor Biswass», romanzo scritto nel 1961 ma in italiano tradotto solo nel 2005. Da Adelphi, vale a dire dalla casa editrice più prestigiosa.

Il romanzo colpisce subito per la sua forza innovativa, con un universo di suoni, colori, odori e voci che subito ammaliano. La storia è quella di un ragazzo che, sentendosi colpevole per la morte del padre, va alla ricerca di una «nuova» casa con la sua sposa bambina. Lui è un meticcio ed il suo viaggio si trasforma in saga familiare amara e paradossale, comica e sentimentale. Ma quello che conta, per Naipaul, è la lingua, cioè una forma di pensiero che si conquista attraverso il grimaldello del percorso. E infatti la sua vita è stata tutta un andare. Fin da piccolo, quando da un’isoletta caraibica (la sua nazionalità di nascita è Trinidad de Tobago) si trasferisce in Gran Bretagna perché «vuole diventare scrittore». Questo dato biografico è il segno che lo caratterizzerà nell’intera sua esistenza: non trova mai terra ferma e diventa il cantore dello sradicamento. Ha scritto degli indiani in Africa e dei musulmani in Indonesia, per dire … . Dotato di una espressione classica e brillante, il suo mito dichiarato resta Conrad anche se amava spesso citare Proust…, è stato portatore di una narrativa un po’ sofisticata e aristocratica. Giungendo fino al premio più ambito, quello di Stoccolma.

E qui sono iniziati i suoi guai. Perché già a partire dalle motivazioni dei giurati (citiamo: « per aver unito una descrizione percettiva ad un esame accurato incorruttibile costringendoci a vedere la presenza di storie soppresse».) molti hanno iniziato ad analizzare tutta la sua produzione. E da questa frase, ammettiamolo: applicabile a tanti altri autori, sono emerse diverse ombre, che la forma non ha sempre celato. Forse la qualifica «razzista» è esagerata ma, insomma, è ben lungi da Martin Luther King. Per lui la riconoscenza ai colonialisti va sempre affermata (quelli bianchi arrivati nel continente nero, non quelli di oggi), così come vanno sempre contrastati e condannati i musulmani giunti in Indonesia. In certe pagine sembra quasi una Fallaci al maschile, con più classe e senza isterismi, ma portatore di quelle idee che … .

Però la sua bravura alla macchina da scrivere è innegabile. Basterebbe saperlo leggere oltrepassando i contenuti e/o la lente dell’ideologia.

«Una casa per mr. Biswas» , di VIDIADHAR S.delphi, 2005, pag. 566, tr. F Cavagnoli, Euro 24,00.

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