L’unione fa la forza… di Schengen

Grazie all’adozione del sistema d’informazione Schengen, in dieci anni, sono state ritrovate o arrestate migliaia di persone. Anche per le autorità di polizia elvetiche questo sistema, voluto per compensare l’abolizione dei controlli alle frontiere, ha svolto egregiamente il suo ruolo. Insomma, una di quelle notizie che, agli inizi d’agosto, rischia di passare inosservata.

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Grazie all’adozione del sistema d’informazione Schengen, in dieci anni, sono state ritrovate o arrestate migliaia di persone. Anche per le autorità di polizia elvetiche questo sistema, voluto per compensare l’abolizione dei controlli alle frontiere, ha svolto egregiamente il suo ruolo. Insomma, una di quelle notizie che, agli inizi d’agosto, rischia di passare inosservata. Ma che invece va sottolineata ben bene almeno cento volte, soprattutto a beneficio di chi con i confini e lo straniero tagliagole ci ha marciato e ancora ci marcia, convinto che sia la chiusura e non l’unione a far la forza.

A metà mese saranno esattamente dieci anni da quando, anche la Svizzera ha ridotto al minimo i controlli alle frontiere entrando a far parte del sistema d’informazione Schengen (SIS). L’accesso a questo database europeo che contiene circa 75 milioni di voci e che compensa l’abolizione dei controlli alle frontiere, se da una parte ha permesso la libera circolazione sul continente europea alle genti e alle merci, ha comunque permesso di effettuare 4’037 arresti e di ritrovare 3’225 persone scomparse.

Già. Perché a dispetto di ciò che pontifica la Destra, pronta a battersi per una reintroduzione del vecchio sistema, Benedikt Scherer, capo della cooperazione di polizia della Fedpol, dalle colonne della Sonntags Zeitung, ha dichiarato che “cifre come queste erano impensabili prima di Schengen. Per i nostri agenti, ma anche per le guardie di confine, il SIS è lo strumento di ricerca per eccellenza”. Un duro colpo per chi, come Lorenzo Quadri, ha costruito la propria agenda politica proprio sull’insicurezza causata dall’eliminazione dei controlli alle dogane e il lento ma progressivo uniformarsi alle regole europee. Uno spauracchio, quello dell’Europa, che sembra non aver mantenuto fino in fondo le promesse.

E sul fronte migranti? L’invasione che preme da Sud come procede? Lo Stato Maggiore Cantonale dell’Immigrazione ha da poco diffuso i dati dell’occupazione del centro di Rancate. A luglio si è registrata una media di 6 persone al giorno. Lunedì 23 però non è arrivato nessuno e il picco di 12 migranti è stato registrato venerdì 27 luglio. Cifre che confermano come, anche sul fronte che tanto ha infiammato e infiamma la politica europea, c’è davvero poco da abbaiare. Almeno per la Svizzera e il suo fortino che ben regge e ha retto finora ai presunti assalti del nemico. Eppure siamo sicuri che chi ci ha tanto marciato su questi temi non si rassegnerà facilmente all’evidenza. Così come un motivo per essere incazzati con qualcun altro salterà di nuovo fuori. Vegani o gay poco importa, ciò che conta è che il bersaglio sia sempre lì pronto e ben visibile.

 

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