Monsanto condannata, ora paga

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Il glifosato causa tumore. Punto e stop. Quel che non è riuscita a fare la politica, incapace di smarcarsi dalle connivenze con lo strapotere economico di certe multinazionali o altre lobby di malaffare, lo ha fatto la giustizia. Nel Paese delle contraddizioni e del liberalismo selvaggio, nella stessa terra capace di elegge un Donald Trump qualunque, il verdetto di condanna per Monsanto e il suo operato è stato netto. Tagliato con l’accetta. Senza se e senza ma.

La multinazionale comprata da Bayer lo scorso anno per 63 miliardi dovrà risarcire con poco meno di 300 milioni di dollari un giardiniere di colore, tale Dewayne Johnson, ammalatosi gravemente a causa dell’erbicida Roundup prodotto dalla multinazionale e utilizzato per irrorare i campi. Dewayne, già con un piede nella fossa, non potrà vedere i propri figli crescere, ma almeno la sua non sarà stata una morte vana. Visto che la sua battaglia ha avuto lo stesso effetto di un iceberg sullo scafo del Titanic. Con una dirompenza e le dimensioni dello squarcio che non hanno precedenti.

Monsanto ha già fatto sapere che ricorrerà in appello, ma intanto la sentenza pronunciata a San Francisco è storica. Davide batte Golia e Golia si caca sotto, visto che gli altri Davide alla porta pronti a fare lo sgambetto al colosso dai piedi d’argilla sono più d’uno. Si stima che siano 5000 le denunce pendenti contro Monsanto solo negli Stati Uniti. Noi lo avevamo scritto che sarebbe potuta andare così. Che questo doveva essere l’epilogo. (leggi qui) Ma poi, lo sappiamo, mica sempre i sogni s’avverano. Anzi. Talvolta ti tocca vivere nel peggiore degli incubi, scordarti l’happy end, stringere i denti e stare zitto.

Non è questo il caso. Questa condanna potrebbe davvero essere l’inizio della fine. Anche perché, più il bersaglio è grande, e più facile risulta colpirlo. Soprattutto se c’è una ragione per farlo. E la ragione è la salute e il futuro di tutti noi che viviamo in un mondo appestato da logiche di profitto e di egoismo che non posso produrre altro che iniquità e sconquassi globali. Un verdetto che è, tra l’altro, anche uno schiaffo ai Paesi europei che a novembre dello scorso anno, riuniti in un comitato d’appello, avevano votato a favore del rinnovo dell’autorizzazione dell’erbicida.

Troppi là fuori non se ne sono ancora resi conto ma siamo ospiti di un pianeta morente. Affetto da un virus che si chiama uomo. E quel virus dovrebbe utilizzare quel briciolo d’intelligenza di cui è provvisto per capire fino a che punto la follia di chi pur di fare soldi non si fa scrupoli a vendere la morte ha le ore, i giorni contati. Perché chi semina veleno, non potrà certo pretendere di raccogliere margherite.

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