Nazi per gioco

Oggi purtroppo c’è più nazismo in un sorriso fotoscioppato di Salvini, che in quelle riconoscibili macchiette che sono diventati i nazisti nella nostra cultura. Malvagi alla stregua degli stormtrooper di Guerre Stellari.

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In Germania, se volete giocare a certi videogiochi sparatutto popolati da interi plotoni dell’esercito nazista e relativi simboli del nazionalsocialismo tipo svastiche o altro, vi tocca accontentarvi. Finora, attenendosi a un divieto che punisce giustamente con il carcere qualsiasi tipo di apologia di quella pagina buia della storia tedesca, nei videogiochi, al posto delle svastiche potevate trovarci dei triangolini, scordandovi di avere un Hitler col suo caratteristico e piuttosto ridicolo baffetto.

È tutto rigorosamente camuffato, attenendosi alla proibizione sancita dalla legge. Così in “Call of duty” o in “Wolfenstein II”, ambientato nel periodo nazista, i simboli del Terzo Reich venivano tutti ritoccati e modificati. Una regola che, d’ora in poi, potrebbe contemplare qualche eccezione. Mettendosi in pari col cinema, dove per ragioni artistiche o di contestualizzazione storica, l’utilizzo di tali simboli, è possibile. Ma solo per amor “dell’arte, della scienza, della rappresentazione dei fatti del passato e della storia”.

Viviamo in un tempo in cui i vecchi modelli riaffiorano dal passato. Certo, rune e croci uncinate saranno tollerate soltanto in casi limitati, e da valutare di volta in volta. Ma a inquietare, di per sé, non sono né le svastiche e neppure i cappucci, ma quel pensiero che ne ha fatto dei simboli. Perché, in fondo, quel pensiero, quel cancro non ha mai smesso di intossicare l’animo dell’uomo e l’ordinamento sociale. Egoismo, aggressività, spirito di rivalsa sono lì che covano sotto la cenere e basta soffiare appena quel tanto che basta per ravvivare la fiamma.

Guarda caso, oggi, c’è chi si serve proprio di quei modelli del bel tempo che fu. Con abitudini e nuovi simboli che s’impregneranno del maligno di oggi. Lo stanno già facendo. Tipo col saluto di Matteo Salvini a mani giunte, modello namasté. Che di m’inchino a te non ha un bel niente. Oppure ancora col (vice)premier italiano che quest’estate in più d’un occasione s’è mostrato a torso nudo. Cosa che non può non farci tornare alla mente certe immagini di Mussolini nei campi di grano con la falce in mano. La stessa propaganda e la stessa spocchia. Lo stesso piglio. Una specie di bollino di garanzia.

Così come, in Germania, proprio mentre sembra cadere il tabù della rappresentazione del nazismo e dei suoi simboli nei videogiochi, c’è di ben peggio che va registrato, in linea con gli atteggiamenti da piccolo duce della Brianza dell’italico Matteo. Di appena qualche settimana fa è il libro di una ventottenne uscita dal partito oltranzista Alternative für Deutschland (Afd) intitolato “Inside Afd”, nel quale racconta come uno dei suoi esponenti avesse analizzato e ricalcato i discorsi del gerarca nazista Joseph Goebbels, per mettere a punto i suoi, di comizi.

Oggi purtroppo c’è più nazismo in un sorriso fotoscioppato di Salvini, che in quelle riconoscibili macchiette che sono diventati i nazisti nella nostra cultura. Malvagi alla stregua degli stormtrooper di Guerre Stellari. Sono i cattivoni di Indiana Jones, con il buon Indy che “nell’ultima crociata” si trova addirittura di fronte al Führer, di fianco a una pira di libri proibiti in fiamme, e il buon Adolf cosa fa? Autografa il prezioso taccuino d’appunti che Indiana Jones ha in mano. Come a dire che, mica sempre è così facile riconoscerlo, il nemico. E allora forse mascherare o banalizzare il male non ci aiuta a identificarlo qualora uno se lo trovi sul serio davanti.

 

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