Pamini e Morisoli, la scuola? Privata e aziendale

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Com’è la scuola di Pamini e Morisoli? Lo scopriamo spulciando una loro iniziativa parlamentare: mantenimento dei livelli, finanziamento delle scuole private, potere degli istituti di licenziare i docenti senza fare capo al dipartimento.

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Che i promotori del referendum contro la sperimentazione de “la scuola che verrà”, progetto di riforma appoggiato da tutto il Consiglio di Stato e promosso dal DECS, non avessero interessi in ballo, nessuno ci credeva.

Mascherando goffamente i loro intenti, quello che in realtà vogliono fare e indebolire la nostra scuola pubblica per aprire le porte al privato e per rendere elementari e medie una succursale aziendale con criteri darwiniani. Detto in parole povere, non ce la fai? Problema tuo, in tipico stile liberista.

Inventiamo? Nossignori, anche qui parliamo di fatti. Dell’interesse per Morisoli nel settore privato abbiamo già parlato (leggi qui): membro della congregazione di Comunione e Liberazione, presiedeva l’associazione Santa Maria, che amministrava le due scuole CL del Bellinzonese. In due tentativi di votazione parlamentare, fortunatamente respinti, chiedeva finanziamenti e sgravi per le scuole private.

Quando era capo dicastero scuola a Monte Carasso, aveva contribuito a concedere decine di migliaia di franchi a famiglie che volevano mandare i figli, appunto, alle scuole private.

Pamini e Morisoli, forse non molti lo sanno, nel 2016 depositano un’iniziativa parlamentare, denominata “la scuola, che vogliamo” in cui propongono la loro idea di scuola.

Nei punti stilati nella proposta, al primo posto cosa troviamo? Eh già:

“nuova definizione di scuola pubblica composta da istituti statali e istituti privati parificati” e “parificazione definitiva tra suola pubblica statale ed istituti privati”

Non c’è nemmeno bisogno di spiegarlo, detto semplice, la scuola pubblica deve essere anche privata. Chiedete ai docenti del settore privato, però, quali sono le paghe e le condizioni rispetto al pubblico. E poi, corrisponde al vero che Morisoli, durante la sua permanenza nell’associazione Santa Maria, chiedeva addirittura ai docenti di lavorare gratis per la causa? Cosa ne consegue? Chi ha meno soldi, dovrebbe comunque mandare i figli alla scuola pubblica, chi ne ha molti, verrebbe in parte finanziato dalla scuola pubblica per mandare i figli alle private. Una distorsione socioeconomica pesante in perfetto stile liberista: non hai soldi? Mica è un problema nostro.

“Mantenimento di un percorso selettivo a livelli” e “promuovere dei percorsi selettivi e meritori sia per gli allievi che per i docenti” E cioè il mantenimento dei livelli che designano ormai, nella nostra società, allievi di serie A e di serie B, quando spesso quelli più bravi nei livelli B sono meglio dei mediocri nei livelli A. Più che di mantenimento l’iniziativa propone un vero e proprio potenziamento dei livelli, visto che non sarebbero più limitati ai soli ultimi due anni ma inizierebbero da subito, appena dopo le elementari, e visto che potrebbero essere estesi ad altre materie rispetto alle due attuali (tedesco e matematica). E vai con la selezione naturale a 10 anni!A questo non sfuggirebbero nemmeno i maestri, in gara per la pole position come i maratoneti.

Per gli istituti ci vorrebbe poi, sempre secondo Pamini e Morisoli, l “autonomia finanziaria” cioè il potere di decidere come spendere i soldi con criteri personali dalla direzione e dai direttori. E ora passiamo ai docenti.

“Potere di nomina e di licenziamento dei docenti delegato alla direzione dell’istituto.”. In poche parole sarà la direzione a decidere singolarmente (e arbitrariamente) se un docente rende o no e avrà potere immediato di licenziarlo. Proprio come in un’azienda, non male, no?

Oltre a questo c’è la proposta di dare più potere ai direttori e direzione e conseguentemente, meno autonomia ai docenti. Ma non solo, secondo i promotori, andrebbe promossa una “competitività controllata e virtuosa tra istituti”. Così gli istituti virtuosi coi figli dei ricchi andrebbero a gonfie vele, e a restare in mutande sarebbero gli istituti periferici e con i figli dei meno ricchi.

Tra le finalità della scuola ci sarebbe quella di forgiare allievi in base alle esigenze delle aziende e del contesto socio-economico. Secondo “La Destra” la scuola:

“ …trasmette sapere, istruzione, conoscenza, competenze puntuali e tecniche in modo organizzato e in conformità alle capacità degli allievi e alle esigenze del contesto socio-economico.”

Abbiamo ovviamente semplificato, chi volesse può leggersi il documento per intero, 35 pagine in perfetto stile liberista-aziendale (leggi qui). La cosa buffa sapete qual’è? I Pamini-Morisoli ammettono che il loro progetto costerebbe praticamente come quello proposto dal governo.

“Certo, queste proposte costano molti milioni, sia in investimenti che poi in gestione corrente annuale, ma se vi è un settore dove i soldi dei contribuenti sono necessari e saranno ben investiti è proprio quello della scuola”

Fa piacere vedere che Morisoli e Pamini sono anche loro convinti che per fare buona scuola e migliorare bisogna spendere. Peccato che i soldi dei contribuenti per loro debbano andare a famiglie che mandano i figli in esclusive scuole private.

Noi siamo sempre stati per il pubbblico. Non è perfetto ma è perfettibile. La sperimentazione del progetto La scuola che verrà in votazione il 23 settembre prossimo offre una possibilità di miglioramento non indifferente per allievi, docenti e famiglie. Se però preferite il modello Morisoli-Pamini, beh… almeno sapete dove andrete a finire.

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