Quel pasticciaccio brutto di Via dei Rossocrociati

Behrami ai Mondiali é stato fra i migliori. Meritava di chiudere il suo ciclo rossocrociato agli Europei, fra due anni. La Federazione, e lo stesso Petkovic, con l’ennesima capriola, dicono che l’esclusione di certi giocatori (casualmente fra i più intelligenti) é dovuto a un logico cambio generazionale, ma soprattutto non é definitiva. A quando il coraggio di parlare in faccia alla gente con un minimo di rispetto e riconoscenza per quanto hanno dato?

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Valon Behrami, per militanza, cuore e impegno, si meritava una partita ufficiale di addio con tutti gli onori. Invece è stato messo alla porta, senza il minimo stile, nella maniera più grossolana possibile. Certe cose si dicono in faccia, specialmente se la persona in questione di fatto era il trait-d’union fra i piani alti e la squadra, chiamato a questo delicato ruolo per equilibrio, intelligenza e soprattutto conoscenza dei delicati equilibri interni che reggono una formazione multietnica come la nostra Nazionale, equilibri e neutralità rotti dal famoso gesto di Xhaka e Shaqiri volto a celebrare l’aquila simbolo della Grande Albania dopo la vittoria sulla Serbia. Con buona pace di chi l’ha messa su certo razzismo elvetico, in primo luogo si è trattato di una grave violazione del regolamento-base di ogni sport, non solo di quelli olimpici: la politica, le questioni di religione o o di razza devono rimanere estranee all’agone sportivo. La regola é chiara: multa per chi agisce contro le regole del fair-play, per esempio passando davanti alla panchina avversaria con segni di scherno, e squalifica di due giorni per gesti di natura politica. Alzi la mano chi ritiene che Xhaka e Shakiri hanno violato solo la regola del fair-play, come deciso dalla giuria.
La piccola Svizzera ospita il maggior numero di Federazioni sportive al mondo, alle quali concede lo statuto di imprese no-profit. Abbiamo molti santi in Paradiso. Il presidente Gilleron e Sulser, che avrebbero dovuto percepire la delicatezza di un partita fra la Svizzera e la Serbia, si sono salvati in corner. Ma il peggio è venuto dal segretario della Federazione, più leghista dei leghisti ticinesi, ma più blocheriano della “Weltwoche”. Ha ipotizzato la sottrazione di un passaporto a chi ne possiede due. Uno schiaffo a tutti gli allenatori delle squadre giovanili che tanto ci hanno dato a livello mondiale ed europeo in campo giovanile, al loro costante impegno nel tentativo di integrare gli immigrati attraverso lo sport, tentativo di grande successo, se pensiamo che solo Di Matteo, Rakitic e pochi altri entro  i 21 anni, secondo regolamento, hanno scelto di giocare per  la nazione d’origine dei genitori. Molti nazionali si sono (giustamente) offesi. Behrami ci ha messo del suo per rimediare e ristabilire i delicati equilibri che regolano una formazione multietnica come la nostra.
Forse Behrami aveva acquisito troppa importanza. Il paradosso sta nel fatto che questo suo ruolo gli é stato assegnato dagli stessi incapaci burocrati che ora l’hanno eliminato. Per ragioni “politiche” interne che noi non conosciamo, non per ragioni tecniche, Behrami ai Mondiali é stato fra i migliori. Meritava di chiudere il suo ciclo rossocrociato agli Europei, fra due anni. La Federazione, e lo stesso Petkovic, con l’ennesima capriola, dicono che l’esclusione di certi giocatori (casualmente fra i più intelligenti) é dovuto a un logico cambio generazionale, ma soprattutto non é definitiva.
A quando il coraggio di parlare in faccia alla gente con un minimo di rispetto e riconoscenza per quanto hanno dato?

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