Quell’orso del presidente cinese

La Cina ha vietato la diffusione dell’ultimo film su Winnie Pooh diretto dal regista svizzero Marc Foster. Il motivo? Evitare le prese in giro al presidente cinese Xi Jinping.

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Senza dare spiegazioni al riguardo, ma in linea con l’idiosincrasia sviluppata dal suo presidente nei confronti del personaggio della Disney, la Cina ha vietato la diffusione dell’ultimo film su Winnie Pooh diretto dal regista svizzero Marc Foster. A scriverlo è l’Hollywood Reporter. Un divieto voluto per evitare le prese in giro al presidente cinese Xi Jinping.

Un ipotesi verosimile pensando a come, già in passato e in più di un’occasione, l’imperatore supremo della Cina moderna sia stato sbeffeggiato e paragonato nelle fattezze e nel portamento all’orsetto tanto amato dai più piccini. La cosa non è però piaciuta granché al governo cinese che, in pratica, dallo scorso anno ha reso impossibile pubblicare sui social network nome e foto di Winnie Pooh.

Tutto è iniziato in occasione di un incontro tra Barack Obama e il suo omologo cinese tenutosi nel 2013 quando l’immagine dei due presidenti fu accostata a quella di Winnie Pooh e Tigro. Un’immagine che diventò virale in pochissimo tempo. E la stessa identica cosa si è poi ripetuta l’anno successivo quando Xi Jinping ha incontrato il primo ministro giapponese Shinzo Abe.

Immagini che sono risultate indigeste al punto da arrivare a proibire anche il recente film la cui storia ruota attorno al personaggio del ragazzino Christopher Robin, ormai diventato adulto e interpretato da Ewan McGregor. “Ritorno al bosco dei 100 acri”, ispirato al romanzo Winnie Pooh di Alan Alexander Milne, il creatore del simpatico orsetto, ha finora riscosso consensi unanimi. In Cina però non verrà proiettato.

Perché l’assalto al potere può avvenire in molti modi. Tanto quanto la censura. Il dissenso e la critica da che mondo è mondo possono far leva sul grimaldello dell’ironia, dello sberleffo mostrandoci quanto il re possa essere nudo. Perché – come già dicevano gli anarchici nell’Ottocento – la fantasia distruggerà il potere e una risata, alla fine vi seppellirà tutti. Anche se siete l’attuale presidente della Cina e avete come modello dichiarato il vostro illustrissimo predecessore Mao Tse-Tung.

La parodia dei potenti indispettisce da sempre il potere perché lo ridicolizza. Ne sminuisce la sacralità. Fra i tanti episodi esemplare in questo senso è stata la presa in giro di Hitler da parte di Charlie Chaplin ne “Il grande dittatore”. Un film nel quale si evidenziano non solo i tratti ridicoli del totalitarismo al potere e del suo modo di manifestarsi ed esprimersi, ma anche il confine sottilissimo che separa il tragico dal comico. Un sipario, una finzione che cade proprio con la messa in ridicolo di tutto questo. Perché, caro Xi “Winnie The Ping”, quando qualcuno non sa più ridere di se stesso, è il momento per gli altri di ridere di lui.

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