Scuola che verrà, da Franscini a oggi

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“La sperimentazione de “La scuola che verrà” non è un Ufo caduto improvvisamente dalla galassia in Ticino. È frutto di un lungo lavoro, di approfondite modifiche fatte sulla base di una consultazione…” Si è presentata oggi l’associazione “Si alla scuola di tutti”, che sostiene la sperimentazione di riforma scolastica.

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È Katia Cometta, vicepresidente dell’associazione “ Sì alla scuola di tutti”, presentatasi in conferenza stampa oggi a Lugano, ad esprimere un concetto caro a tutti i sostenitori della sperimentazione che, se superato il vaglio del voto popolare, inizierà l’anno prossimo.

Laicità, inclusione, equità, sono i principi fondanti della scuola ticinese dai tempi di Franscini. Nel tempo, nessun capo dipartimento e nessun governo hanno messo in dubbio questi dogmi, spiega Cometta.

L’associazione, che può vantare un sostegno trasversale per estrazione e colore politico, ci tiene a veicolare dei concetti chiari e precisi per spiegare la sperimentazione che, approvata dal parlamento il 12 maggio scorso, dovrebbe essere realizzata l’anno prossimo, sempre che passi il vaglio del popolo.

Una conferenza stampa gremita ha visto susseguirsi, oltre a Cometta, anche Anna De Benedetti Conti, presidente dell’associazione e della conferenza cantonale dei genitori, Daniela Pugno Ghirlanda, parlamentare che ha seguito in commissione scolastica tutto l’iter del progetto e due direttori delle sette scuole che sono state scelte per la sperimentazione, Stefano Imelli per le Medie di Aquarossa e Donatella Faldarini per le Comunali di Paradiso.

Un progetto che, così raccontato, sembra decisamente intrigante. Come spiega Imelli, la scuola attuale non cambierà, ma avrà delle situazioni aggiuntive che la renderanno migliore. Invariate le materie, la didattica e il programma, a cambiare saranno soprattutto i livelli, che verranno eliminati in quanto spesso discriminatori, come spiega Cometta, anche nella ricerca di un posto di apprendistato.

Il sistema dei livelli non funziona più, viene ribadito, anche i datori di lavoro oggi pretendono dagli apprendisti i livelli A. Per assurdo, spiegano, gli allievi bravi nei livelli B sono a volte migliori di quelli medio-bassi nei livelli A. Una situazione che distorce, presso la collettività, l’idea di “bravo allievo”.

Inoltre, gli atelier e i laboratori con due docenti ridurrebbero per un certo monte ore le classi grosse, riducendo a 10/12 il numero degli allievi, che in quei momenti particolari potranno avere, sia i più bravi sia ai meno bravi, un docente attento alle loro esigenze.

Daniela Pugno ricorda che la sperimentazione raccoglie le adesioni di una dozzina di associazioni legate alla scuola, da quella per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni in Ticino a quella dei professori di storia, dalla conferenza cantonale dei genitori alla VPOD docenti, oltre che da una serie di personaggi pubblici attivi in politica di diversa estrazione, come l’ex Consigliere di Stato PPD Luigi Pedrazzini, Claudio Moro presidente degli impiegati di commercio o Maristella Polli, deputata PLR in Gran Consiglio. Pugno Ghirlanda, ci tiene a precisare che la sperimentazione sarà attuata seguendo tutte le suggestioni arrivate e nelle due varianti, quella del DECS e quella proposta dal PLR, oltre alle suggestioni su corsi opzionali specifici proposti dal PPD.

Imelli conclude dicendo che le serate informative ad Acquarossa hanno avuto un ottimo riscontro presso i genitori. Nessun terremoto né delle cavie, solo un sistema migliorativo che deve essere testato.

“Andate ad approfondire e non votate di pancia” l’ultimo appello di Imelli. E in effetti, la conferenza stampa, esaustiva e chiara ha dissipato molti dubbi. Consigliamo a chi fosse interessato, prima di decidere, di dare un’occhiata al sito dell’associazione. (lo trovi qui)

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