Un giallo «da ridere»? quello di Malvaldi

«A bocce ferme» è uno di quei romanzi che una volta finito si è grati all’ autore. Perché si sono passati bei momenti, perché si è riso (molto) e si sono fatti i conti con «fatti seri»: il Sessantotto, la vecchiaia che si fa sentire, il collegamento tra forze dell’ordine ufficiali e la vivacità investigativa popolare vera, quella che nulla ha a che fare con certi programmi televisivi. Gli ottuagenari (… e passa) sono in forma come non mai, con le battute che piovono come le pallottole di Tex Willer… . Niente «déjà lu» ma tante nuove emozioni.

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Il suo esordio, nel 2007, fu a dir poco clamoroso. Nella prestigiosa collana «La Memoria» della Sellerio, quella tanto amata e frequentata da Andrea Camilleri e poi a seguire da tanti altri giallisti, ecco pubblicato un giovane esordiente pisano (chimico!) con l’ironia toscana sempre pronta. Uno che ha scritto un giallo in un bar frequentato da una fauna speciale, composta da quattro arzilli pensionati … . Le battute erano talmente scintillanti che fu subito grande successo. L’autore si chiama Marco Malvaldi ed il romanzo portava il significativo titolo: «La briscola in cinque». Un giallo per modo di dire che però ha fatto scoprire una nuova interessante possibilità espressiva per il genere, la commedia comica. L’anno dopo, con «Il gioco delle tre carte», il successo venne confermato. Poi la freschezza espressiva è andata scemando ed il bagliore degli esordi come scomparso. E Malvaldi, una penna comunque molto interessante, si è messo a scrivere altro (scienza, gastronomia «antica», fisica…) non sempre per la Sellerio.

In quest’estate 2018 eccolo di nuovo, ancora con i vecchietti ed i loro gialli sì e no. Va confessato: chi scrive l’ha acquistato perché la Memoria resta La Memoria, però non c’era una grande aspettativa. E invece…

Invece «A bocce ferme» è uno di quei romanzi che una volta finito si è grati all’ autore. Perché si sono passati bei momenti, perché si è riso (molto) e si sono fatti i conti con «fatti seri»: il Sessantotto, la vecchiaia che si fa sentire, il collegamento tra forze dell’ordine ufficiali e la vivacità investigativa popolare vera, quella che nulla ha a che fare con certi programmi televisivi. Gli ottuagenari (… e passa) sono in forma come non mai, con le battute che piovono come le pallottole di Tex Willer… . Niente «déjà lu» ma tante nuove emozioni.

A partire dalla vicenda che dà il là a tutto: un caso accaduto 50 anni fa, vale a dire nel 1968. Un «cold case» che Malvaldi sa trasformare in un’occasione per tornare a respirare quell’aria (e lo si fa senza giudizi aprioristici ma con tanta vita vissuta), a carpirne certe contraddizioni, e a rivelarne aspetti troppo presto dimenticati. Il fatto è che il testamento di un ricco industriale farmaceutico è anche una confessione di un omicidio compiuto … nel 1968. Ma perché una simile tremenda ammissione? solo per i rimorsi? Oppure vi è altro? Ma poi, cosa c’entra il suo unico erede già operante in azienda e pronto a buttardi in politica? Non bastasse questo ecco un altro morto, questa volta attuale anche se riguardante un ottuagenario. C’ è un collegamento ? Al barrista (con due erre!), alla cosiddetta banda della Magliacalda (anche in pieno agosto!) i cui componenti sembrano sempre pronti a far saltare la dentiera al vicino, alla moglie del principale che … di lavoro fa proprio la poliziotta (e invita sempre tutti a farsi i fatti propri… usando altre parole, ovvio), a tutti loro il compito di scoprire l’arcano. A lettore due orette di puro divertimento. Malvaldi è tornato, l’originale eh … , e sono stati in tanti ad aver apprezzato: «A bocce ferme» è stato uno dei libri più letti e venduti di questa estate.

 

«A bocce ferme» , di Marco Malvaldi, 2018, ed. Sellerio, pag. 226, 2018, Euro 14,00.

 

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