Vado a vivere da solo!

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“Vado a vivere da solo!” – dice Gianni – “A cinquant’anni?” – risponde Tazio – e prosegue: “Non hai più l’età! Guarda che non sei, Gerry Calà!”. Potrebbe sembrare uno sketch rimato fra due amici un po’ datati. E invece è quello che succede nell’ultimo libro di Cristina Comencini Da soli.

Con una scrittura cruda e maschile ma al contempo femminile e delicata, la scrittrice consegna alle stampe un libro che diventerà anche un film. Potrebbe anche intitolarsi il romanzo dei multipli di due. Sì, perché due sono le coppie interpellate nel romanzo, quattro quindi i componenti. Due maschili, due femminili. Due le parti del libro, quattro le sezioni di una delle due parti. Due le stagioni che fanno da sfondo agli eventi, sulle quattro esistenti. Infine: otto le persone implicate al termine del libro, espressione delle quattro coppie generate dal racconto. Un libro che potrebbe sembrare uno schema numerico. O un’aritmetica dei conti. Conti che i personaggi fanno con le loro storie.

La scrittrice descrive minuziosamente le dinamiche di vita di due coppie di amici sposate, nell’arco di venticinque anni. Dall’innamoramento alla separazione. Dunque, siamo ai giorni nostri, principalmente a Roma. I protagonisti sono Marta, Andrea, Piero e Laura. La scena iniziale è ambientata sul ponte di una nave, durante la prima fuga d’amore. La nave, simbolo del viaggio della vita. La notte, la prima, che come un mantello nero tutto copre e nulla vede. E infine la coppia, fatalità della vita o fragilità dell’uomo? Sì, perché, in quella notte, leggiamo all’avvio del romanzo, le due coppie avrebbero potuto altrimenti assortirsi, ma alla fine rimangono quelle.

Laura e Andrea, rappresentano le figure sottomesse alla relazione con Piero e Marta, che esprimono invece un carattere dominante. Questi ultimi sono i fautori della separazione delle coppie, mentre i primi due rappresentano gli spettatori passivi del distacco. La solitudine, già prima dello scioglimento dei rispettivi matrimoni, emerge quale filo conduttore che accompagna i quattro protagonisti alla progressiva ricerca di sé stessi, più che dell’altro.

Dopo venticinque anni trascorsi tra figli, vacanze e carriere professionali, i sodalizi sembrano logori. Lo sguardo della Comencini sulla realtà quotidiana delle due coppie è impietoso. Con l’emergere della solitudine, quale dimensione sempre più presente nel libro, il rapporto con la morte da parte dei quattro protagonisti diventa esplicito. La riflessione della scrittrice scava dunque nel fondo della psicologia dei soggetti. Le figure apparentemente più fragili e dominate all’interno del rapporto di coppia, si riveleranno, più dei loro ex partner, importanti risorse per sé e per l’altro.

Il romanzo si risolve grazie a inattese prospettive di vita e nuovi incontri. Un romanzo decisamente intimista. Il bilancio di una generazione, confida la stessa Comencini, “in transizione”. Da soli sprigiona la sua forza emancipatrice, riguardo al tabù, forse ancora oggi non del tutto dichiarato, della temporalità della vita, della coppia e della famiglia.

Bibliografia: Cristina Comencini. Da soli, Torino, Einaudi, 2018

 

 

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