Vitta: la solita minestra elettorale

Gli sgravi fiscali di oggi sono la pallida emulazione di politiche reaganiane degli anni ‘80. Politiche dimostratesi fallimentari. Rimpiangere la ministra Masoni è quasi doveroso.

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Quando iniziai a scrivere di economia per un quotidiano ticinese mi ero ripromesso di non occuparmi della realtà locale. Ma poi arrivò Marina Masoni e suoi “Chicago boys” in salsa ticinese e non fu più possibile mantenere i miei intenti. Come non commentare il famoso Libro bianco, le 100 e passa misure per rilanciare l’economia cantonale, le papere sul turismo, le strategie di privatizzazione e via dicendo? Tuttavia, fu un periodo interessante perché Masoni aveva sicuramente un pregio: voleva cambiare, progettare, insomma voleva fare politica e politica economica. Il fatto che condividessi poco o nulla, non è importante. Ognuno ha il diritto di avere le proprie idee e di difenderle nel rispetto dell’altro.

Oggi invece siamo all’appiattimento totale, alle banalità, alla retorica populista senza scopi e senza fini. Per correttezza bisogna dire che dopo Masoni, Laura Sadis ha pure cercato di progettare un futuro economico al nostro Cantone, anche se con strategie diverse, ma ormai il tessuto politico era compromesso irrimediabilmente.

E oggi lo è anche dal punto di vista economico. La piazza finanziaria non è che un ricordo, il polo della moda si sta sgretolando (anche perché di innovazione non c’era nulla e il tutto si limitava a privilegi fiscali e logistica), le ricadute della formazione accademica sono evanescenti, il turismo arranca tra pochi alti e diversi bassi e la vera innovazione economica è inibita dalla possibilità di garantirsi utili ricorrendo a manodopera a basso costo. Certo esistono alcune eccezioni, ma sono tali esclusivamente per “forza propria” e non per una programmazione di politica economica.

E dunque come si fa a smarcarsi in vista del rinnovo dei poteri cantonali? Come sempre da un paio di decenni a questa parte: puntando sulla competitività fiscale. Ormai dovrebbe essere chiaro che questa strategia non funziona, in modo particolare in Ticino. L’idea reaganiana è che riducendo il carico fiscale le imprese avranno maggiori risorse per nuovi investimenti, mentre i risparmi delle persone fisiche genereranno nuovi consumi, soprattutto tra le fasce più alte di reddito. L’insieme di queste dinamiche fiscali dovrebbe essere neutra per la casse pubbliche: meno aliquote compensate da una maggiore attività economica.

Anche ammettendo che il meccanismo possa funzionare (e non ha mai funzionato sul lungo periodo) è indispensabile che ci sia un tessuto economico competitivo, cosa che in Ticino chiaramente è carente.

La nuova proposta di ridurre linearmente del 5% le aliquote delle persone fisiche comporterebbe minori entrare di circa 50 milioni. Tanti? Pochi? Il giudizio è soggettivo. Ma con 50 milioni si potrebbero fare delle cose interessanti. Ad esempio, trasformarli in un capitale a rischio pubblico per creare dei poli innovativi in settori interessanti come le biotecnologie e il risparmio energetico (da non confondere con quanto già esiste con risultati mediocri). Ma anche senza lanciarsi in progetti “esotici” (per la cultura ticinese) si potrebbero adottare altre soluzioni, come sviluppare un vero polo ferroviario e non lasciare che le Ffs creino una officina di manutenzione sul modello del meccanico ciclista che ripara i freni o che cambia la camera d’aria. (Tra parentesi le Officine Ffs meriterebbero un approfondimento a parte su come si sia riusciti a vanificare un’opportunità interessante).

Insomma, non sarebbe male avere dei politici perlomeno un pochino visionari, in grado di provare a proporre un Ticino diverso, più innovativo, propositivo e dinamico. Anche nuovi “Libri bianchi”. Qualsiasi cosa purché non una nuova lunga campagna elettorale con la solita minestra riscaldata. Programmi veramente politici e non beghe di discutibile livello proposti tramite post su Twitter o Fb. Sperare è sempre lecito …

 

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