A Dio quel che è di Dio

Chi si riempie la bocca oggi di “tradizioni” e di “radici” forse non ricorda che la netta separazione tra Stato e Chiesa la promosse un ebreo di Galilea dicendo “A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.

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Da qualche giorno è partita la raccolta firme per l’iniziativa Ticino Laico, la quale prevede una netta divisione fra Stato e Chiesa, con modifica della costituzione cantonale in questo senso.

Chi vi scrive è un fervente sostenitore della laicità dello Stato e mi sto attivando nel mio piccolo per la raccolta firme, ma nella vita privata in molti mi conoscono per la mia spiccata passione per il presepio.

Il presepio è un’usanza che trova i suoi natali (per rimanere in tema) sul finire del XIII secolo, proprio in concomitanza con la nascita della nostra Confederazione. Una tradizione che vivo da vicino da quasi 20 anni. In questo periodo ho toccato con mano un certo distacco da questa tipica usanza di origine cattolica. Ormai mode più appariscenti e luminarie da film hollywoodiani la fanno da padrone. Mi son trovato a non vendere nessuna statuina durante i mercatini natalizi e a rinunciare all’organizzazione di corsi per mancanza di adesioni. Semplicemente non c’è più interesse.

Non son qui a difendere la tradizione del presepio, non è questo lo scopo del mio scritto. Alla fine ognuno sceglie come vuole. Proprio come dovrebbe essere nella scelta di sostenere questa o quella fede, o nessuna.

Quindi mi vien da ridere quando si addita un’iniziativa del genere perché “vuole cancellare le nostre tradizioni e le nostre radici”. Nessuno cancella niente, semmai questa iniziativa mette in chiaro che lo Stato, la cosa pubblica, è una cosa, la fede personale è un’altra.

Nello Stato ci siamo tutti, indipendentemente dal credo e dalla fede. Le tradizioni son altra cosa, quelle le cancelliamo noi, le modifichiamo,specialmente con il nostro agire principalmente dettato dal consumo. Le radici poi..dovremmo essere allora ancora tutti pagani e venerare svariati dèi e mistiche creature con poteri straordinari. Non voglio fare un sermone, ma davvero ci si nasconde dietro a parole che in realtà sono ormai vuote da tempo, per giustificare uno status quo che non ha più legittimità d’esistere.

Chi si riempie la bocca oggi di “tradizioni” e di “radici” forse non ricorda che la netta separazione tra Stato e Chiesa la promosse un ebreo di Galilea dicendo “A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”. Fu accusato di voler sovvertire le tradizioni e le radici del suo popolo. Allora forse anche io, anche quelli che raccolgono le firme per l’iniziativa Ticino Laico, alla fine siam tutti dei poveri cristi.

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