Armi svizzere, una porcheria nazionale

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Ancora una volta l’avidità dei ricchi mercanti elvetici di morte fa letame dei diritti umani e dell’etica, come era avvenuto per gli averi ebraici o per l’oro sudafricano sottoposto a embargo internazionale.

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In un articolo a firma Florian Imbach, sul sito online di SRF, riusciamo a capire un po’ meglio quanto il nostro governo e l’amministrazione siano prostrati di fronte alla lobby industriale degli armamenti. Tradizione umanitaria e neutralità, sono ormai diventate parole vuote di senso. L’amministrazione svizzera, infatti, fa di tutto per favorire le esportazioni di armamenti e aggirare o sfruttare al massimo le leggi, con cavilli legali e burocratici.

Secondo Imbach, il rapporto del controllo federale delle finanze (leggi qui) dimostra il lassismo e i favoritismi dell’amministrazione federale nei confronti dei produttori di armi.

I dati sono chiari, nel 2016, su 2395 domande di esportazione (per un importo di due miliardi e 198 milioni di franchi), solo 29 sono state respinte (17 milioni), inoltre i controlli nei Paesi critici relativi all’utilizzo di armi sarebbero praticamente inesistenti, in poche parole non abbiamo idea di cosa facciano con le nostre armi i Paesi acquirenti.

Le accuse della SECO (Segreteria di Stato per l’economia) sono pesanti: i controlli sull’utilizzo e il possesso di armi sono una bassa percentuale del totale, carri armati, fucili d’assalto e cannoni gironzolano allegramente tra Qatar, Brasile, Messico o Ucraina senza che noi sappiamo dove siano finiti in realtà e chi siano i fruitori finali.

Un caso eclatante coinvolse la Ruag, solo un paio di anni fa, quando l’azienda bellica elvetica cercò di aggirare l’embargo verso il Qatar (in guerra con lo Yemen) per la fornitura dei mortai Cobra. L’idea era di farli passare attraverso la Finlandia, montandoli su carri armati finlandesi appunto, per poi farli avere al principato arabo. Il trucco era legato alla “regola” del 50%: ovvero, se l’arma o i pezzi venduti non rappresentano più del 50% dell’arma totale, l’esportazione può essere approvata. Montando i mortai Cobra su carri armati di un Paese terzo si vendeva un blindato con solo una piccola parte di armamento svizzero.

Ancora una volta l’avidità dei ricchi mercanti elvetici di morte fa letame dei diritti umani e dell’etica, come era avvenuto per gli averi ebraici o per l’oro sudafricano sottoposto a embargo internazionale. In quel frangente la neutralità fu utile per non aderire a una misura che voleva fare pressioni per abolire l’apartheid, e la Svizzera fu l’unico Paese che si ingrassò coi krugerrand d’oro sudafricano.

Insomma, una storia di vile parassitismo che si ripete. Uno sfruttamento bieco e ignobile delle disgrazie altrui per arricchirsi. È questa la Svizzera che vogliamo?

 

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