Così è nato Montalbano

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E’possibile scrivere male di un libro scritto da … un Grande, di più: da un Mito? Si deve, con grande fatica ma si deve. Magari salvando il salvabile, magari evitando di intingere il pennino nel veleno, però quando tocca … tocca. La pubblicazione in questione è «Ora dimmi di te: lettera a Matilda», firmato da Andrea Camilleri e stampato da Bompiani. Per farla corta un titolo «quasi inutile», un’operazione di cui sfugge il senso, se non quello della cassetta. E in effetti dopo una sola settimana è già primo nelle classifiche di vendita.

Un libretto di 100 paginette che si legge in un’oretta, anche scarsa. Il nonno di 93 anni vuole raccontare alla nipote di sei … la sua vita. Lo fa insistendo molto sulla propria giovinezza, gli anni del fascismo, il percorso professionale (gli anni passati in Rai, come regista), le prime pubblicazioni baciate dall’insuccesso, i rifiuti avuti dalle case editrici e … infine … il suo personalissimo sacro Graal, la scoperta di Montalbano.

E qui arrivo lo spunto interessante. Nel senso che il più noto commissario d’Italia ha avuto una genesi particolare: in una camera d’ospedale, con il figlio che riesce finalmente a parlare con il morente padre. E racconta, racconta … . Esauriti i resoconti legati al reale, alla vita quotidiana ma anche alla propria esistenza, e sentita permanere l’esigenza dell’ascoltare del genitore, ad Andrea non è rimasto che … inventare. Qui l’esperienza professionale, vale a dire il lavoro di regia con le opere di Simenon, ha avuto un peso specifico notevole. Ed ecco nascere Montalbano. Come racconto orale e quale strumento per passare il tempo, inducendo sempre e comunque al pensiero. Poi … poi l’infinita fantasia del grande autore nato a Porto Empedocle ha fatto il resto. Che si è tradotto in 18 milioni di copie vendute solo in Italia, nella traduzione in 37 lingue diverse e, non da ultimo, in una trasposizione televisiva che ha raggiunto complessivamente il miliardo e duecento milioni di telespettatori. Una cosa al di là dell’immaginabile: cifre da capogiro. E solo perché una promessa al padre morente doveva essere onorata, e nel giusto modo! :« scrivilo come me l’hai raccontato!». E cioè «adoperando il modo di parlare della piccola borghesia siciliana, mischiando dialetto e lingua». Una modalità dapprima respinta dai lettori ma poi, vista l’ostinata insistenza di Elvira Sellerio, ha avuto successo. Perché: «di una data cosa la lingua ne esprime il concetto, mentre la medesima cosa il dialetto ne esprime il sentimento». Semplice, no ? E così è andata. Anche se al lettore devoto, quello che mai si è perso una riga di Camilleri (come chi scrive!) alla fine viene un brutto pensiero, che oltrepassa quello della marchetta detta all’inizio. Se tutto è iniziato con un racconto orale intergenerazionale non è che adesso ci si ritrova alla chiusura del cerchio, con un altro racconto (lui oramai non ci vede più, non può scrivere e allora racconta … parla…) ancora intergenerazionale. Speriamo di no. Lunga vita al Grande, nonostante pubblicazioni come questa. Che magari servono a farlo scoprire a qualche giovane, mettiamola così. E allora un senso ce l’avrebbe tutto.

 

«Ora dimmi di te: lettera a Matilda» , di Andrea Camilleri, 2017, ed. Bompiani, 2018, pag. 107, Euro 14,00.

 

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