D’Errico se ne va tra le nostre lacrime

Aron D’Errico, Consigliere Comunale della lega di Locarno, lascia sia il legislativo che il partito. La Lega perde uno dei più paranoici e virulenti haters degli ultimi vent’anni.

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Quando pensate di avere finito le lacrime, quando avete la convinzione che tutta la sofferenza sia stata spremuta dal vostro cuore come un frullato di pompelmo, quando vi sentite come un cocker investito dalla Centovallina e pensate di non essere più in grado di provare angoscia, beh, mi spiace ma siete solo all’inizio.

Aron D’Errico, nerboruto e prolisso consigliere comunale leghista di Locarno abbandona il suo scranno e dice ciao alla Lega in toto. Il controverso personaggio abbandona per motivi di lavoro e di studio, dice lui. Noi, tra una cascata di lacrime e uno squasso di singhiozzi, ci domandiamo come mai non lascia solo il posto in Consiglio comunale e resta nel partito. Studi, lavori, poi magari quando hai più tempo puoi ricominciare a sparare cavolate o travasare bile come facevi ai bei tempi no?

Il tondo municipale della Lega Bruno Buzzini, cerca di gettare acqua sul fuoco e nega qualsiasi problema interno al movimento. Leggiamo da La Regione:

“…Aron è uno che lavora; magari a volte può apparire poco diplomatico nelle sue uscite, e per questo poteva non piacere a tutti, ma non si è mai risparmiato e merita quindi, da questo punto di vista, tutto il nostro rispetto e tanti ringraziamenti:”

Non capiamo perché Buzzini lo ritenga poco diplomatico, D’Errico a volte sprizzava odio come un diavolo della Tasmania e mitragliava migranti e stranieri con una virulenza che la peste del Manzoni sembra un’epidemia di raffreddore, a parte questo era persona mitissima e simpatica come un guerrigliero Hutu in Ruanda.

Ricordiamo con affetto il suo attacco ai fenicotteri di Oppy De Bernardo, che, fortunatamente gonfi d’aria, attutirono il colpo. D’altronde tra palloni gonfiati si crea automaticamente una certa empatia. Famosa anche la sua coraggiosa proposta di istituire il voto segreto per le naturalizzazioni, temendo rappresaglie dalla ‘ndrangheta calabrese o dalla mafia turca. Epocali poi i suoi attacchi ai terrari rossi della RSI o ai kebabbari.

Insomma, D’Errico mica era lì a scaldare la sedia, era un picciotto di peso, uno di quelli che quando se ne vanno lasciano un vuoto incolmabile e un sgradevole odore di cipolla andata a male. Il suo viso espressivo e il suo sguardo intelligente, ci perseguiteranno negli incubi a venire. Le lacrime che però verseremo sinceramente per lui saranno un dono, ogni stilla uscita dai nostri occhi, sarà omaggio per Aaron e sollievo per noi.

Ah, ho dimenticato di dire che saranno lacrime dal ridere.

 

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