Doris adieu, auf wiedersehen, goodbye!

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Con la partenza della Leuthard, una che, escludendo un paio di casi, è sempre riuscita a costruire il consenso attorno alle proprie battaglie politiche come in occasione dell’ultima vittoria in ordine di tempo ottenuta alle urne, ovvero la bocciatura dell’iniziativa “No Billag”, c’è da capire proprio quali saranno le sorti del servizio pubblico e la politica adottata in questo senso dal suo successore

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Sarà che in autunno cadono le foglie, sarà che il frutto di stagione è la castagna, fatto sta che dopo le dimissioni annunciate martedì dal ministro dell’economia Johann Schneider-Ammann, è ora la volta dell’addio ufficiale anche da parte di Doris Leuthard. Come peraltro aveva già lasciato intendere, la Consigliera federale mette la parola fine al suo brillante mandato dopo più di 12 anni amabilmente trascorsi in seno al Governo.

Così, ora, le caldarroste sul fuoco a Palazzo federale diventano due. E adesso la preoccupazione è tutta rivolta ai possibili scenari che questa duplice partenza apre alle speculazioni politiche. I venti che soffiano in Europa – ahimè ben lo sappiamo – sono quelli che vedono la destra populista e l’estrema destra suprematista andare avanti tutta, a gonfie vele, macinando consensi un po’ ovunque. Flirtando senza vergogna con l’elettorato e facendo leva sulla pancia dell’opinione pubblica.

Perciò, dopo le dimissioni del membro dell’Esecutivo da più tempo in carica – con la lettera di Doris Leuthard letta proprio questa mattina ai membri del Consiglio nazionale dal suo presidente – tutto dipenderà dai candidati e dai segnali che il Partito liberale radicale da una parte e il PPD dall’altra sapranno e vorranno dare.

Quel che è certo è che, se un riequilibrio che riporti il baricentro del Consiglio federale verso sinistra è quantomeno auspicabile, la recente elezione di Ignazio Cassis in Governo è lì a testimoniare che uno come lui, invischiato mani e piedi con le grandi lobby economiche, nella stanza dei bottoni non ci è mica finito per fare l’interesse del ceto medio o di chi tira la cinghia per arrivare a fine mese.

Infine con la partenza della Leuthard, una che, escludendo un paio di casi, è sempre riuscita a costruire il consenso attorno alle proprie battaglie politiche come in occasione dell’ultima vittoria in ordine di tempo ottenuta alle urne, ovvero la bocciatura dell’iniziativa “No Billag”, c’è da capire proprio quali saranno le sorti del servizio pubblico e la politica adottata in questo senso dal suo successore. Un argomento, quello delle concessioni radiotelevisive, che faceva e ancora fa gola a molti privati, anche stranieri, lì pronti qualora il vento politico dovesse cambiare a spartirsi la torta lasciando alla SSR solo le briciole. Insomma, anche se le nubi all’orizzonte non promettono nulla di buono, noi staremo a vedere. E come diceva in una sua canzone Lucio Battisti, quel che sarà, lo scopriremo solo vivendo.

 

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