Frode elettorale in salsa UDC

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Quando la politica diventa fanatismo, al punto da arrivare a voler gambizzare il proprio avversario, poco importa se con istinti da curva sud o nord, ecco che il buonsenso lascia abbondantemente la ragione al cuore, al quel cuore matto da legare che talvolta si spinge a compiere follie che la mente mai concepirebbe.

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Sarà che la lingua batte dove il dente duole, fatto sta che non potevamo tenerla a freno su di una vicenda a dir poco ghiotta che riguarda un giovane membro dell’UDC vallesano accusato dal Ministero Pubblico di aver taroccato duecento schede alle ultime elezioni cantonali. Rischia fino a 15 mesi di prigione con la condizionale il trentunenne ritenuto il presunto autore della frode commessa alle elezioni cantonali tenutesi nel marzo dello scorso anno. La sentenza è attesa per il prossimo 7 di settembre e verrà emessa dal Tribunale di Briga.

Una vicenda che, almeno nella nostra testolina bacata da quel tarlo, sempre lo stesso, che cerca di vederci un nesso e di costruire trame plausibili fra gli eventi, non può non riportarci con la memoria a quanto scrivevamo pochi giorni fa delle vicende, dei guai giudiziari di altri due eccellenti esponenti dell’UDC di casa nostra (leggi qui). Perché? Come si spiega questa smania a delinquere infischiandosene bellamente delle regole? C’è per caso un gene che spinge lor signori a commettere crimini e misfatti di ogni risma e natura? Ovviamente la domanda è retorica e la risposta impossibile. Ma qualche spunto di riflessione la vicenda in questione ce lo offre.

Invidiabile è senza dubbio quella che il giudice vallesano ha definito “una grande energia criminale”. Insomma, chi di voi si sarebbe fatto il mazzo per andare a rubare il materiale di voto dalle cassette delle lettere della gente, aprire le buste, compilare le schede e depositarle nelle urne rischiando di essere beccato? È proprio questo il nocciolo di tutto quanto. Quando la politica diventa fanatismo, al punto da arrivare a voler gambizzare il proprio avversario, poco importa se con istinti da curva sud o nord, ecco che il buonsenso lascia abbondantemente la ragione al cuore, al quel cuore matto da legare che talvolta si spinge a compiere follie che la mente mai concepirebbe.

Questo spiega perché al centro della cosa pubblica non ci può essere l’istinto, la pancia, quell’inconscio dominato dalle paure, dalle invidie o dai più bassi istinti. Non è proprio il caso. Perché in preda a quel turbine di sentimenti le regole finiscono inevitabilmente per diventare carta straccia. Questo spiega perché dai politici che urlano, con la bava alla bocca manco fossero cani idrofobi, non possiamo aspettarci fini strategie e quell’acume, la capacità di mediazione, che spesso la politica richiede. Singolare è infine il fatto che i primi ad abbaiare riguardo alle lamentele di chi non aveva avuto le schede elettorali sottratte siano stati proprio alcuni pitbull dell’UDC, peccato però che il presunto autore della frode era proprio un membro del partito dell’Alto Vallese.

 

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