Ghiringhelli: sdoganate le figure di m***a

Il professore, l’uomo di lettere, in questo caso custode della libertà, ci avvisa, ci sgrida, ci dice che dormire in questi tempi è doloso

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È ovvio che in ogni partito ci sono persone valide, con idee precise e schiette che guardano con coraggio anche al senso dell’etica. Andrea Ghiringhelli non è un liberale organico. Non ha rivestito ruoli istituzionali, a parte il consigliere comunale, docente, poi direttore dell’archivio storico ticinese e delle due biblioteche di Locarno e Bellinzona. Scrive su La Regione (del 3 settembre) un pezzo che ha attirato la nostra attenzione.

Ghiringhelli è uno di quei liberali librai (concedetemi il gioco di parole) che ci piacciono e di cui abbiamo nostalgia: liberi, laici, non disposti al compromesso e a vedere piegate le loro idee. Quei radicali, uomini di cultura che sentono ancora profondamente il senso della repubblica nel senso quasi rivoluzionario del termine.

Ghiringhelli parte dai fatti in Sassonia (con manifestazioni dell’ultradestra) passando per il poliziotto filonazista recentemente promosso (leggi qui) e sullo squallido carosello della nave Diciotti in Italia (leggi qui). Il professore, l’uomo di lettere, in questo caso custode della libertà, ci avvisa, ci sgrida, ci dice che dormire in questi tempi è doloso:

“I nostri padri, quelli che hanno ancora nella memoria la follia assassina delle dittature fasciste, ci comandavano di restare ben saldi a difendere lo Stato democratico e liberale: rappresenta – precisavano – “il migliore dei mondi possibili” perché ci assicura governi eletti dai cittadini, ma con un limite non negoziabile: alla volontà popolare non è concesso, in alcun modo, di calpestare i diritti umani e le libertà fondamentali, i pilastri inamovibili su cui si regge la grande civiltà della democrazia liberale. – prosegue poi Ghiringhelli, parlando dell’illusione che ormai la democrazia “umana” fosse una cosa consolidata – (…)L’episodio dei migranti, bloccati nel porto di Catania, è stato l’espressione della cinica disumanizzazione della politica che considera l’essere umano un mezzo e non un fine; spettacolo indegno e minaccioso: ha raccolto il plauso di una fetta cospicua di cittadini arrabbiati e delusi.

Apparentemente oggi la democrazia è sulla cresta dell’onda e tutti la reclamano ad alta voce, ma la destra populista la vuole e la intende a modo suo: la sovranità popolare è quella che conta, si pone al di sopra di tutto, e non deve essere limitata in alcun modo dai diritti degli individui. E infatti la destra populista si scaglia contro i migranti, esalta le identità, rifiuta la diversità, riesuma e attizza l’odio razziale: i diritti fondamentali sono orgogliosamente violentati e violati in nome del sovranismo…”

Ecco il punto, quelli che sembravano diritti umani acquisiti, ciò che sembrava una società proiettata verso qualcosa di più luminoso, anche se in un percorso doloroso, involve e si rattrappisce come un foglio di carta bruciata. Ghiringhelli continua:

“Viktor Orbán è il campione riconosciuto di questa versione populista di democrazia, che lui stesso ha definito “illiberale”: in nome della “difesa della madrepatria”, contro coloro che “vogliono riempire la nostra terra di migranti” proclama l’avvento del regime che fa da argine contro gli stranieri, i diversi, i nemici della nazione. L’esaltazione della democrazia “autentica” diventa paradossalmente il pretesto per conculcare le libertà e la dignità delle persone: e allora parliamo di democratura, ossia di una democrazia formale che maschera un autoritarismo sostanziale: Erdogan, Orbán, Putin i capofila, ma anche alle nostre latitudini si fanno strada gli emuli entusiasti. In Italia, il ministro Salvini si è sentito autorizzato a calpestare la Costituzione italiana in nome della nazione e del popolo sovrano (…)”

La vergogna ticinese, è secondo Ghiringhelli:

“(…)La mediocrità della classe politica, contraddistinta da un incipiente analfabetismo morale e civile, si avverte anche da noi ed è illustrata dalla reazione della politica di fronte a tanti, piccoli episodi. Uno per tutti: il comportamento di un esponente della polizia ticinese che a più riprese ha professato via Facebook la sua fede nelle prove fornite da Hitler e Mussolini e ha invitato, manganello in pugno, a buttar fuori i “maiali”, i migranti dal nostro paese.”

L’epilogo di tutto questo è in una tesi dello scrittore Niccolò Ammaniti, citato da Ghiringhelli:

“ (…)Mi vien da dire che situazioni di questo genere danno ragione alla tesi di Niccolò Ammaniti, illustrata con una locuzione cruda ma efficacissima, secondo cui ormai abbiamo perso la salutare capacità di vergognarci perché c’è stato “lo sdoganamento della figura di merda”…”

Ghiringhelli conclude parlando di questo nuovo fascismo, travestito in abiti civili:

“ (…)È una nuova forma di fascismo che, a differenza del passato, non vuole abbattere la democrazia, ma addirittura la esalta come strumento per conculcare i diritti individuali e lo Stato di diritto: contro i migranti, gli stranieri, gli altri, i diversi. (…) Non possiamo generalizzare, ma certo la propensione dei cittadini ad affidare le sorti dei paesi a un discreto numero di imbecilli – quelli che riducono la politica a una questione di “governance”, quelli che convivono con la categoria dei rozzi e degli incolti, quelli che la dignità umana e le libertà sono un optional, quelli che le elezioni sono vicine e certi argomenti è bene evitarli, quelli che i cittadini votino e poi si scansino – è in rapida espansione. Il filosofo Alain Deneault ha parlato di mediocrazia come regno del conformismo e della mediocrità. Purtroppo il tempo gli sta dando ragione. E forse il peggio non è ancora giunto.”

 

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