I due leoni

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La storia ci insegna che gli uomini sono capaci di odio senza confine, in grado di giustificare le più efferate delle atrocità. Eppure, nel vedere due amiche separate da oltre vent’anni per colpa di simili sentimenti potersi finalmente riabbracciare, mi fa riflettere su cosa sia davvero l’umanità.

Oggi, infatti, è stato finalmente riaperto il confine tra Etiopia e Eritrea, chiuso da quasi venti anni a causa del violento conflitto scoppiato nel 1998. Il conflitto tra le due nazioni africane, la prima antichissima, la seconda fresca di libertà dopo secoli di oppressione, ha però origini da ricerca indietro nel tempo. Ripercorriamo in breve la storia della zona, fino ai giorni nostri, per meglio capire il presente.

La storia della regione inizia proprio all’inizio. I fossili di Lucy, secondo la scienza il primo essere umano della storia, vennero trovati proprio in Etiopia, i cui abitanti chiamano il reperto “Dinqinesh”, che in Amarico significa “meravigliosa”.

Fin dal secondo millennio avanti Cristo, l’Etiopia e l’Eritrea sono casa di molte popolazioni, tra influenze ebraiche e mediorientali. La tradizione religiosa etiope colloca nel sud-est dell’odierna Eritrea il Regno di Saba, ad esempio

È poi il turno del florido regno degli Axumiti, mercanti di spezie e feroci guerrieri soliti lanciarsi in battaglia con elaborate vesti, asce bipenni e criniere di leone al collo, dopo aver pregato di fronte a ciclopici obelischi tuttora esistenti. È qui che la zona inizia ad essere rilevante a livello globale: il profeta persiano Mani cita il regno di Axum tra le quattro principali potenze mondiali, assieme all’impero Romano, alla Persia, e alla Cina.

Durante un periodo conosciuto come il Medioevo del Corno d’Africa, diversi invasori e regni successori si contesero l’eredità di Axum, passando per la dinastia Zagwe, l’ultima del Medioevo etiope.

A rovesciare questa dinastia, nel 1270, fu Re Yekuno Amlak, capostipite della dinastia salomonica, rivendicante una discendenza diretta dal mitico Re Salomone. Il nuovo impero etiope resisterà fino a pochi decenni fa, durando quindi più di 700 anni.

Durante secoli di storia, in cui nell’Africa orientale si alternarono egiziani, ottomani, e colonizzatori europei, i confini si stabilizzarono fino a raggiungere la forma di quelli odierni. Ed è qui che avviene la prima vera separazione tra Etiopia e Eritrea, conquistata dagli ottomani e poi ceduta agli italiani.

Mentre l’Eritrea già soffriva il giogo fascista, Mussolini pone il suo sguardo sull’Etiopia, unica nazione indipendente nell’intero continente africano. L’invasione è feroce, e l’occupazione dura anni, dal 1935 al 1943, mentre Hailé Selassié, ultimo Negus d’Etiopia, viene costretto all’esilio in Inghilterra. Questa guerra diverrà tristemente famosa per l’incapacità della Lega delle Nazioni di agire, e per l’efferatezza dei crimini di guerra fascisti, tra cui l’uso di gas tossici, e lo sterminio di civili.

Finita la guerra, L’Eritrea viene annessa dall’Impero d’Etiopia, e sembra che finalmente sia giunta un po’ di pace nella zona, con le due nazioni finalmente unite. Ma è qui che iniziano le tribolazioni; nel 1960 il Fronte di liberazione Eritreo inizia la guerriglia, a cui gli eserciti del Negus risponderanno con forza. Nel 1974, mentre la guerriglia imperversa, l’Impero d’Etiopia cade per non rialzarsi mai: l’imperatore venne rovesciato e arrestato dalla giunta militare dei Derg, capeggiata dal generale Andom, che verrà a sua volta deposto per via della sua linea morbida sulla questione Eritrea. Dopo anni di lotte intestine, nel 1987 prende vita il governo comunista della Repubblica popolare d’Etiopia, ancora una volta rovesciata nel 1991, anno in cui i miliziani eritrei riescono a respingere l’esercito etiope e perfino a supportare i ribelli anticomunisti etiopi, tanto da prendere la capitale. È qui che finisce sia la storia comunista d’Etiopia, che la guerra d’indipendenza. L’Eritrea esce dalla sfera di dominio etiope, il fuoco cessa, e dopo appena due anni l’Eritrea è ufficialmente uno Stato sovrano. Ma decenni di lotte e violenze non si cancellano con un colpo di spugna.

Nella polveriera del Corno d’Africa, la guerra scoppia di nuovo nel ’98: in base a una disputa territoriale, l’Eritrea invade l’Etiopia per ottenere controllo del territorio del Badme. Nonostante l’estrema povertà delle due nazioni, vengono spesi centinaia di milioni di dolari.

Questa guerra ha un sapore diverso; un sapore amaro, acre, sapore di fratelli che si combattono per le colpe dei loro padri. Molte famiglie abitanti sul confine si ritrovano irrimediabilmente separate.

La guerra finisce nel 2000, ma entrambi si rifiutano di abbandonare la presenza militare al confine, che da allora rimane chiuso. Ma a giugno 2018, la svolta: il primo ministro Abiy Ahmed muove passi decisivi al fine di onorare il trattato di pace firmato 18 anni fa.

E oggi, i due paesi possono finalmente permettere ai loro abitanti di riabbracciare parenti e amici, separati da una guerra voluta da tutti e nessuno. Mentre il primo ministro etiope Ahmed e il presidente eritreo Afwerki conducono i festeggiamenti, al confine si dipanano scene struggenti; uomini e donne che cantano e ballano con cugini, fratelli che non vedono da quando sono piccoli, amici che si abbracciano piangendo, rimasti separati 20 anni fa, donne in meravigliose vesti tradizionali uscite a festeggiare, con i capelli, oggi come duemila anni fa, acconciati in modo da rassomigliare la criniera di un leone.

“È il giorno più felice della mia vita, pensavo che non sarebbe mai successo” dice uno dei pochissimi eritrei presenti in grado di spiccicare qualche parola in inglese.

Ed è di questo che parlavo all’inizio di questo articolo, quando mi interrogavo su cosa sia veramente la razza umana. Siamo creature in grado di odiare alla morte persone come noi, in grado di portare un conflitto avanti per decenni, o siamo figli di quegli sguardi commossi e ricolmi di gioia che possono finalmente scambiarsi gli abitanti delle regioni di confine del Corno d’Africa?

 

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