I libri tra la spazzatura di Ankara

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Questa è una storia bellissima, la storia di chi dovrebbe raccogliere la spazzatura e che invece, dalla spazzatura, come per miracolo, estrae cultura. È gente umile, come i netturbini di Ankara, la capitale turca, a insegnarci l’immenso valore della parola scritta

Sono loro i protagonisti di questa storia. Uomini con le tute gialle e verdi, le scope, le palette e i camioncini. Uomini che vivono tra le deiezioni di una società malata e asservita al consumo. A un certo punto qualcuno pensa: i libri no. Quelli non dovremmo bruciarli.

Si mettono d’accordo questi spazzini, e salvano dall’olocausto migliaia di volumi, li raccolgono, li spolverano e li infilano in una splendida vecchia fabbrica di mattoni nel distretto di Çankaya.

5 milioni di abitanti, adagiata sull’altipiano anatolico, Ankara è la seconda città della Turchia, oltre che la capitale. È lì dall’età del bronzo. Migliaia di anni e di storia. Ed è questo che fanno in fondo i netturbini della città. Salvare la loro storia, le idee, i sogni, ridare vita a volumi che erano destinati al macero.

Una bella storia, in un mondo arido come le pianure dell’Anatolia, schiavizzato dall’era digitale, una storia dove esistono ancora, come nel film di Kubrick, Farenheit 451, dei pompieri che si ribellano ai roghi.

Aiutati dagli abitanti del quartiere, hanno edificato questa cattedrale del sapere e della fantasia, tra cumuli di mattoni rossi e gallerie col soffitto a botte. Un luogo suggestivo, di pace e di memoria.

Un luogo che piacerebbe ai sufi, quella corrente pacifista dell’Islam che si perde nelle danze dei dervisci, con un dito rivolto al cielo e l’atro alla terra. Ponti, sono gli uomini, tra due realtà, ponti sono i libri che, come ci raccontava Eco, ci permettono di vivere mille vite.

Gli impiegati comunali più umili di Ankara hanno ora una loro biblioteca, che è la biblioteca di tutti, un luogo dove socializzare bevendo un tè. Un luogo dove anche l’anima di chi gioca con la spazzatura degli altri, possa innalzarsi in volo come un cigno immacolato.

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