I sovranisti vinceranno? Non è detto

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Un interessante articolo di Repubblica ipotizza una relazione stretta tra il trumpismo statunitense e i populismi sovranisti europei. In fondo Repubblica non ci racconta nulla di nuovo. Steve Bannon, ex artefice ed ideologo della campagna di Donald Trump è infatti spesso in tour presso le destre europee.

Sappiamo anche che quelle di oggi non sono le destre a cui eravamo abituati nei decenni passati. Quelle odierne sono populiste, aggressive e flirtano spesso e volentieri con l’estrema destra, ci basta vedere la recente foto di Salvini a cena con il leader di Casapound, quando a Bari militanti dello stesso movimento aggredivano e mandavano all’ospedale quattro persone che avevano partecipato a una manifestazione antirazzista.

foto 1 salvini

Il grande quesito è, in fondo, se questo asse sovranista-populista che sta crescendo in Europa è sufficientemente forte per intaccarne le fondamenta. Per quanto sembri strano, nonostante l’ascesa degli Orbàn, dei Salvini e delle Le Pen, i giochi non sembrerebbero ancora fatti.

Che Salvini sia ben ancorato in Italia e che abbia buone probabilità di rimanere al suo posto a lungo è un fatto, ma c’è da chiedersi se davvero sarà, come ipotizza Bannon, l’ariete che darà il colpo di grazia all’Europa.

Un Europa che, come dice Romano Prodi, se non potrà più parlare con una voce sola, si frammenterà in una serie di Stati troppo deboli singolarmente, circondata da potenze che finirebbero per spartirsela come i bambini fanno con una torta di compleanno.

Ma i giochi, come dicevamo, non sono ancora fatti, scrive infatti Stefano Folli, autore dell’articolo:

“(…) Ilvo Diamanti dimostrava ieri su questo giornale che l’immagine dell’Unione, nonostante tutto, sta recuperando credito, forse proprio per il timore di una rapida disgregazione. Del resto, anche fra i sovranisti ci sono diversi punti di vista. Il movimento di Bannon sembra ignorare che la vecchia Europa non è il Far West. Salvini, ad esempio, che certo desidera indebolire l’Ue, è attento più alle dinamiche fra Ppe (Partito Popolare europeo, NdR) e conservatori che ai sogni rivoluzionari. Non a caso il capo leghista non segue i 5S negli attacchi all’establishment e all’alta amministrazione. Anche con il Quirinale cerca punti d’incontro. In fondo, Salvini vuole mettere radici e costruire un nuovo establishment, anziché rendersi marginale per inseguire un’illusione alla Pancho Villa.”

Secondo questa teoria, neanche tanto peregrina, avremmo un Salvini che usa gli slogan antieuropeisti per salire al potere, ma che per mantenerlo, il potere, preferisce flirtare con la bandiera blustellata.

Profetico e immutato diventa oggi il concetto espresso da Tancredi, nel romanzo “il Gattopardo”, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa:

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

 

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