Il curioso caso del cane fascista.

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La realtà, si sa, supera spesso la fantasia. Quindi può anche accadere, per esempio, che un cane poliziotto si chiami Narco Decima Mas, come l’omonimo battaglione di fanteria marina della Repubblica Sociale Italiana, attivo tra il 1943 e il 1945.

E’ successo a Monza dove, nell’unità cinofila antidroga della Polizia di Stato, un esemplare di pastore tedesco è stato chiamato proprio Narco Decima Mas. Il cucciolo dal nome nostalgico sarebbe passato inosservato e avrebbe continuato a pattugliare indisturbato le strade di Monza a caccia di spacciatori, se l’assessore comunale del PD Marco Lamperti non avesse letto la determina in cui si informava della sua entrata in servizio. Immediatamente Lamperti ha gridato allo scandalo ed ha subito provveduto a presentare una interrogazione per vederci chiaro sulla bizzarra scelta del nome dell’animale.

Il mistero è stato presto chiarito: nessuna nostalgia fascista in caserma. Il cane ha preso il nome Decima Mas dall’omonimo allevamento di pastori tedeschi di Agugliano (Ancona), uno dei migliori in Italia. Quindi, Decima Mas si riferisce esclusivamente alla provenienza del cane, al suo pedigree, e per questo motivo è stato attestato sui “documenti ufficiali” del cucciolo.

Svelato l’arcano, le polemiche non si sono però smorzate. Mentre l’allevatore ha ammesso di aver avuto già in passato problemi per il nome del suo allevamento, scelto perché un suo parente aveva militato nel Battaglione San Marco a stretto contatto con la Decima Mas, il dem Lamperti è stato oggetto di ironia soprattutto da parte della Lega. L’assessore alla sicurezza di Monza, il leghista Federico Arena, ha risposto: “Ho un goniometro e abbiamo verificato che l’ampiezza dell’angolo prodotto da Narco quando dà la zampa non è paragonabile a un saluto romano e nella sua cuccia non ci sono busti di Mussolini”. Anche Giorgia Meloni, leader dei Fratelli d’Italia, ha ironicamente esortato i suoi seguaci su Twitter a nascondere i propri gatti neri, per non correre il rischio che il PD pensi che i poveri felini siano fascisti.

Il PD, con la sua protesta per il cane fascista, è stato insomma accusato di perdersi dietro a polemiche inutili ignorando le questioni davvero importanti del Paese.

Senza dubbio la vicenda del cane poliziotto “fascista a sua insaputa” è esilarante e forse non avrebbe meritato neppure un’interrogazione.

Sbaglia però la Lega e, in generale il centrodestra, a sottovalutare il fascismo con cui l’Italia, purtroppo, non ha mai fatto definitivamente i conti. Minimizzarlo o far finta che non esista è pericoloso.

Ha detto invece bene Marco Lamperti che, su Facebook, ha commentato il “risultato” della sua interrogazione e le polemiche che ne sono seguite: “Comprendo che ci si volesse avvalere del miglior centro di addestramento, ma, se proprio non si voleva rinunciare a quel povero cane, si sarebbe potuto evitare di menzionare su un documento pubblico il nome per esteso di un’organizzazione militare che si rese protagonista dopo l’8 settembre di mostruosi delitti. Quanto meno per rispetto nei confronti delle vittime. Non è una banalità, perché l’orrore nazifascista non fu una banalità e trovo poco saggio banalizzare questioni di questo tipo”.

Non si può dar torto all’assessore PD: il fascismo non va mai banalizzato. Tutti abbiamo il dovere di ricordare a noi stessi e agli altri che il fascismo non è un’opinione ma un crimine. Considerando poi che si sono già verificati episodi di apologia del fascismo all’interno di caserme (è dello scorso anno il ritrovamento di una bandiera del Terzo Reich in una caserma dei carabinieri a Firenze) e che in Italia stiamo vivendo un periodo tristemente “nostalgico”, non possiamo e non dobbiamo permetterci di abbassare la guardia.

Anche se si tratta del nome affibbiato (questo sì a sua insaputa) ad un cane poliziotto.

 

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