Il NO dell’Europa a Orbàn e al sovranismo

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Alla fine, a tirare la corda, questa si spezza. Con una decisione definita storica, il Parlamento Europeo, due giorni fa, sulla base del rapporto della deputata olandese dei Verdi Judith Sargentini, ha avviato una procedura contro l’Ungheria di Orbàn. La procedura mira a constatare l’avvenuta violazione dei principii base dell’Unione, in particolare per quanto riguarda lo Stato di diritto.

La svolta autoritaria di Orbàn, amico dei sovranisti europei e in particolare di Matteo Salvini, trova quindi un primo stop nel consesso europeo. L’atteggiamento del premier ungherese di totale opposizione ad ogni accordo di redistribuzione dei migranti fra gli Stati membri, nonchè le misure di limitazione della libertà di stampa e dei diritti civili in patria, alla fine è riuscito a coalizzare un’ampissima maggioranza, più dei 2/3 richiesti per l’approvazione. A voltare le spalle a Orbàn, in particolare, è stato proprio il gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo, che rappresenta la destra e di cui il partito Fidesz fa parte insieme, fra gli altri, alla CDU di Angela Merkel. Orbàn, dunque, viene sostanzialmente ricacciato all’estrema destra del Parlamento Europeo, ricevendo anche il voto contrario del Movimento 5Stelle, che sulla questione si smarca dall’alleato di governo Salvini, difensore a spada tratta dell’amico sovranista ungherese.

La decisione, tuttavia, al momento ha un carattere prettamente politico, per quanto rilevante esso sia in termini di coesione dell’Europa contro le spinte antidemocratiche e illiberali provenienti dall’estrema destra: la palla passa ora al Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo, che dovranno, con una maggioranza di 4/5 , confermare la decisione  constatando il rischio di violazione. Le sanzioni effettive, che comprendono fra l’altro la sospensione del diritto di voto,però, probabilmente non vedranno mai la luce: per la loro approvazione, infatti, è richiesta l’unanimità degli Stati membri, che appare decisamente utopica data la contrarietà dei Paesi del blocco di Visegrad. La Polonia alleata di Orbàn, ha già annunciato il proprio veto.

Tuttavia, comunque, il voto del Parlamento Europeo rappresenta un primo, importante segnale di opposizione delle democrazie all’onda di estrema destra che sta investendo in pieno l’Europa. È la chiara dichiarazione che esistono regole, leggi, principii invalicabili che nessun governo può oltrepassare, a prescindere dalla sbandierata elezione popolare. Lo Stato di diritto non è un valore negoziabile, e nessuna legittimazione può esservi per chi cerca di metterlo in dubbio, qualunque sia il suo grado di consenso interno.

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