Il poliziotto del mondo è un criminale

Pugni e ossa spezzate. Scosse elettriche e ustioni. Lame e carni sanguinanti. Pinze e denti strappati. Uno straccio posato sulla faccia, sul quale viene versata dell’acqua. Nessun taglio, nessun bruciore. Nemmeno una goccia di sangue.

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Pugni e ossa spezzate. Scosse elettriche e ustioni. Lame e carni sanguinanti. Pinze e denti strappati. Uno straccio posato sulla faccia, sul quale viene versata dell’acqua. Nessun taglio, nessun bruciore. Nemmeno una goccia di sangue. Semplicemente un attanagliante soffocamento al quale non si può sfuggire da immobilizzati. E quando sta per sopraggiungere il punto critico, lo straccio viene levato, per farvi sopravvivere. Waterboarding. Questo si può aspettare un qualunque sospettato in un interrogatorio della CIA. E in Afghanistan, questo genere di trattamento, non è affatto raro.

Nel 2001 gli americani decisero di invadere l’Afghanistan, perché sospettato di aver collaborato con gli attentatori del World Trade Center. Le vittime civili della guerra furono, comprese quelle del 2003 in Iraq, circa mezzo milione. Calcolando che la percentuale dei morti civili nelle guerre moderne è circa il 90% e che il fenomeno del terrorismo non è stato affatto estirpato, bensì rinvigorito da allora, le conclusioni sono semplici,

L’azione militare non ha risolto nulla. Ma la morte non è arrivata solo dall’alto, con droni e aerei. A terra le azioni di spionaggio dell’intelligence americana hanno coinvolto decine di civili in interrogatori segreti condotti con pratiche disumane. Non molto differenti da quelli della Santa Inquisizione, specialmente in termini di utilità e correttezza delle informazioni estorte, questi eventi vengono denunciati dai gruppi internazionali per la salvaguardia dei diritti umani. A gran voce da tempo viene chiesto di fare chiarezza su ogni sorta di crimini di guerra commessi dagli americani nel Paese asiatico

Qualche giorno fa la Corte Criminale Internazionale (ICC) aveva annunciato l’intenzione di voler investigare sui crimini di guerra commessi dagli americani in Afghanistan quali torture, assassinii, sequestri e vittime civili durante azioni militari. L’ICC, sempre supportato dagli Stati Uniti ogni qualvolta le investigazioni coincidevano coi patri interessi, non ha dovuto aspettare molto per ricevere un’irosa risposta da parte dell’amministrazione Trump. Non appena si è fiutato l’odore di una possibile condanna per la violazione dei diritti umani, Trump ha pensato bene di sguinzagliare immediatamente il suo consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton.

Il governo Trump, per non palesarsi ipocrita più di quanto già fosse, ha lanciato il prode Bolton in isterici discorsi incentrati sull’esclusivo diritto americano a dettare legge nel proprio Paese, senza accettare organi sovranazionali. Se questo discorso avesse senso, allora Kim Jong-Un non dovrebbe rendere conto a nessuno per i campi di concentramento, né Bashar al Assad per il massacro dei civili, tantomeno Putin per i giornalisti uccisi o Xi Jinping per l’internamento di massa degli Uighuri. La parte più assurda della conferenza stampa deve però ancora arrivare. Bolton ha affermato di voler ostacolare le indagini, e di voler sanzionare l’ICC allo scopo di smantellarlo per sempre.

Non sentite anche voi un certo fastidio quando sentite parlare di protezione da parte di politici e militari? Quella sensazione di repulsione paragonabile al gesso sulla lavagna o le unghie sul muro. È dal 2001 che tutte le amministrazioni americane ripetono questo concetto. Viene emanato il Patriot Act per proteggere il popolo americano. Si dichiara guerra ad Afghanistan, Iraq per proteggere l’America. Si bombardano Libia, Yemen, Pakistan e Siria per proteggere gli americani. Viene emanato il Freedom Act per tutelare gli interessi del popolo americano. Ora si freme per poter radere al suolo l’Iran in nome sempre delle medesime motivazioni. Verrebbe da chiedersi che razza di problemi abbiano queste élites, che fanno tanto uso della parola “protezione”, con i dizionari. Cosa significa per loro “proteggere?”. Dopo aver trasformato ogni singolo cittadino americano e del resto del pianeta in un sospetto terrorista, da monitorare e controllare con ogni apparecchio elettronico, dopo aver raso al suolo intere nazioni, creando nemici che odieranno gli Stati Uniti e i suoi alleati per generazioni e dopo aver speso centinaia di miliardi di dollari in tecnologia militare (600 miliardi all’anno, circa 11 volte in più della Russia), pronta per essere testata su altri esseri umani, che cosa ne è dell’America? È forse oggi un Paese più sicuro? Il mondo è forse un posto meno pericoloso?

Oltre al significato deviato di determinati discorsi, ciò che mi fa più ribrezzo è come questi siano coniugati in un contesto per svolgere una mera funzione giustificativa. Stanno cercando di smantellare la Corte Criminale Internazionale, approdo di speranza per tanti popoli oppressi che non riescono a far sentire la propria voce, e parlano di sicurezza. Con che coraggio osano poi criticare tanti altri regimi illiberali come la Russia, la Cina o l’Iran? Sul fatto che ci sia bisogno di tangibile protezione sono assolutamente d’accordo, poiché stiamo attraversando un periodo storico di grandi sconvolgimenti dei centri di potere, e proprio per questa ragione credo sia fondamentale distaccarsi totalmente da un Paese che al termine “proteggere” associa “uccidere”.

 

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