Il PPD: Si alla scuola che verrà

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Anche il PPD, a grande maggioranza, con 66 favorevoli, 32 contrari e 16 astenuti decide nel suo comitato cantonale di appoggiare con decisione il progetto de “La scuola che verrà”.

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Anche il PPD, a grande maggioranza, con 66 favorevoli, 32 contrari e 16 astenuti decide nel suo comitato cantonale di appoggiare con decisione il progetto de “La scuola che verrà”.

Un appoggio non scontato e un sintomo della capacità di affrontare i temi non in modo ideologico ma pragmatico. Si accumulano dunque nei giorni le adesioni al progetto del DECS, sia dalla parte politica, con Consiglio di Stato in toto e Parlamento, passando per i sindacati, col sostegno di VPOD e Unione Sindacale Svizzera, con OCST che ha dato libertà di voto, fino alle associazioni scolastiche, come l’Associazione per la scuola pubblica, la SSIC (Società impiegati di commercio), l’Associazione ticinese degli insegnanti di storia o la Conferenza cantonale dei genitori.

A convincere particolarmente l’uditorio, il professor Imelli, direttore delle scuole di Acquarossa, deciso sostenitore della riforma e uno dei riferimenti per le sedi pilota.

Il dibattito si è poi spostato in serata a Teleticino, a “I conti in tasca” trasmissione di Alfonso Tuor. Morisoli e Marchesi, contro Bertoli e Franscella, appaiono più opachi e meno agguerriti, continuano coi loro mantra sempre meno credibili, mentre emerge invece sempre più la loro idea di scuola, coi livelli selettivi già dalla prima media.

Insomma, la strada si fa sempre più ardua per i referendisti, che si trovano isolati in un cul de sac farcito di ideologia e di motivazioni deboli e prive di fondamento. Inoltre l’aggressività esagerata di Morisoli ai dibattiti dove usa bassi metodi demagogici e trucchi da baraccone, rischia di diventare un boomerang.

Il 23 settembre si avvicina, e il vento sembra cambiare sollevando polvere negli occhi dei fautori della scuola privata ed aziendale.

 

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